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LA GOVERNANCE DEI MASSONI E LA POLITICA IN SONNO

11/03/2014

Non è la storia che inizia a cambiare di senso, semplicemente è che ciò che accade non è già più storia. La rapida accelerazione con la quale cambiano non solo la società e gli stati, ci induce a supporre cause che non si possono spiegare in maniera soddisfacente, nè in base al presunto sviluppo storico, nè tantomeno in base a quello umano. Questa accelerazione ci pone innanzi due effetti sopra tutti, afferenti tanto la filosofia che le altre arti e cioè che, il futuro sarà diverso dal presente ma che sarà cosa impossibile il prevedere in che cosa consisterà e come si svilupperà questa diversità. Il nostro stesso linguaggio trova difficoltà a descrivere tali mutamenti, dal momento che è costretto a riferirsi a categorie proprie al comprendere, continuamente superate. Ci torna in mente Lucio Anneo Seneca che, dinanzi all’incendio della città di Lione chiosava “Nihil privatim,nihil stabile publice est,tam hominum quam urbium fata volvuntur” e sicuramente questa chiusa ben si adatta alla nostra postmodernità. In questa bassa marea di tutto il mondo delle forme, dove le strutture delle mere condizioni di vita affiorano nude e prepotenti, l’alta politica torna in uno stato di sonno per dare luogo ad una politica prettamente economica, fine a sè stessa. Il neologismo governance, inteso nel senso di arte del gestire, vocabolo che da un decennio impera tra i politici del mondo globale, sottintende che nei fatti la politica sia solo una faccenda di competenze e buona gestione, così però scompaiono i sogni e con essi, le rivoluzioni. Il concetto stesso di governance implica e certifica la fine della storia intesa come come quella di una società che si preoccupa dell’immediato, ma non ha più un avvenire. Il nostro percorso vuole essere allora una sorta di passaggio al bosco, dove passare al bosco equivale a rompere, radicalmente, con il presente e comporta la scelta di un nuovo modo di essere e di sapere in opposizione al nichilismo imperante, volto specifico dell’astoricità. Infatti al nichilismo sarebbe insensato contrapporre le libertà ed i diritti formali tipici della società di massa o del liberalismo ultimo, del quale la governance è l’espressione. La libertà esige invece spazi vergini non sottoposti quindi all’azione omologatrice del sistema. Nel passaggio al bosco emerge ancora, dalle nostre profondità abissali la dimensione intemporale del mito, capace di risvegliare quelle immagini eterne che, ad onta della civilizzazione, portiamo in noi. D’altronde quando cominciano a mancare le certezze, bisogna riconoscere senso soltanto agli esperimenti.

DI simone Salandra Immagine

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