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QUELLA GUERRA CHE IL DUCE NON AVREBBE MAI VOLUTO COMBATTERE

22/08/2013

QUELLA GUERRA CHE IL DUCE NON AVREBBE MAI VOLUTO COMBATTERE

Un anno prima della presa del potere da parte di Hitler in Germania, Mussolini svela, nel discorso tenuto a Torino (link video: http://www.youtube.com/watch?v=SteM3W5eQVs), le insidie che si celano dietro le clausole del trattato di pace che aveva chiuso la I Guerra Mondiale: dichiara la necessità che alla Germania venga permesso di riportarsi alla pari, sotto ogni punto di vista, con le altre nazioni d’Europa e sostiene l’obbligo da parte degli stati europei di favorire e sostenere tale processo, pena la fuoriuscita dello stato tedesco dalla Società delle Nazioni e lo sviluppo di nuove pericolose tensioni.
Il Duce mette quindi in guardia da ciò che si sarebbe poi puntualmente e drammaticamente verificato. Si dice sempre che Mussolini fu co-responsabile dello scoppio della II Guerra Mondiale, ma se la Società delle Nazioni avesse fatta propria la politica dell’Italia fascista probabilmente si sarebbe potuto evitare sia l’ascesa del nazismo, sia il nuovo orribile bagno di sangue.
Ma la domanda è: le demo-plutocrazie alleate volevano davvero evitare la guerra? Oppure le conseguenze del primo conflitto mondiale avevano portato a dei risvolti storici da esse non previsti, come la nascita di un sistema, quello fascista, che, essendo per loro potenzialmente letale, doveva essere distrutto ad ogni costo e quindi anche al prezzo di una nuova e tragica strage?
Non sarebbe quindi un caso l’atteggiamente strumentalmente ostile tenuto da Inghilterra e Francia nei confronti dell’Italia in occasione dell’invasione dell’Etiopia. Operando in questo modo esse spinsero Mussolini tra le braccia di Hitler e il Duce, resosi conto dell’incompatibilità tra il sistema fascista e quello liberale tipico delle altre potenze occidentali, accettò un’alleanza forzata con chi, apparentemente, dichiarava la propria avversione nei confronti di un sistema che già evolveva verso forme capitalistiche moderne.
L’epilogo è noto, ma il successo più clamoroso delle demo-plutocrazie occidentali sarà quello ottenuto grazie alla mistificazione storica, con l’attribuzione all’Italia fascista di una buona porzione di responsabilità nello lo scoppio del conflitto. Risultato? Il fascismo, dai più ora considerato come il “male assoluto” ma che in realtà rappresenta l’unico e vero sistema realmente alternativo al capitalismo, è stato messo in condizioni di non nuocere, almeno fino a quando la realtà storica rimarrà forzatamente nascosta…

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3 commenti
  1. Maurizio Tosatto permalink

    No, no. La 2a guerra mondiale è cominciato l’1/9/39 a seguito dell’invasione tedesca della Polonia. Hitler non ha nemmeno informato Mussolini che ha poi aspettato fino al 10/6/40 per dichiarare guerra alla Francia, ormai invasa dai tedeschi, credendo così di salire sul carro del vincitore. Ma si è invece infilato nella più sanguinosa tragedia del ‘900, alla faccia della guerra che non voleva\doveva\poteva combattere. Forse sono stati mal consigliati entrambi da una corte di adulatori: Hitler che ha pensato di poter tirare la corda indefinitamente senza che ci fossero reazioni da parte franco-inglese e Mussolini che non ha valutato che le cattive compagnie portano su una brutta strada……
    Una sana opposizione che possa scatenare un sano dibattito sulle possibili scelte del paese sono probabilmente il miglior antidoto alle guerre che guarda caso vedono quasi sempre la responsabilità di regimi totalitari che l’hanno soffocata e repressa. E si deve anche diffidare dalle false democrazie, quelle solo di facciata che non salvaguardano i diritti delle minoranze. Diceva Franklin a proposito di democrazia e libertà: “la democrazia può essere solo due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare, mentre la libertà è un agnello che può con successo contestare il voto”.
    Posso solo augurarmi che non la perdiamo mai più e che riusciamo a migliorarla sconfiggendo la sua attuale degenerazione in partitocrazia.
    Per quanto riguarda complotti capitalisti si potrebbe citare Ghandi:”in democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica”. Ed è l’informazione libera che consente a tutti di poter valutare i fatti e comportarsi (cioè votare) di conseguenza. Ma c’era durante il fascismo? Questa discussione si sarebbe potuta svolgere allora?

  2. GIUSEPPE permalink

    bisogna parlare dell’embargo alla Germania da parte non solo degli Inglesi e francesi, ma sostenuto anche da Mussolini. Gli inglesi controllavano tuttte le navi aderenti all’embargo e le portava nei suoi porti di Malta e Gibilterra per l’ispezione. Puntualmente faceva ritardare le navi italiane nei suoi porti rallentando sia le importazioni che le esportazioni di merci e quindi gravando sulla nostra economia.Tanto è vero che Mussolini chiamò CIANO egli disse di convocare l’ambasciatore inglese e di dirgli:” Il Duce ha aderito all’embargo contro la Germania, ma voi puntualmente le trattenete facendo ritardare la nostra economia……..”

    L’altro ricatto fu sul carbone che era primario per le nostre risorse energetiche, ricordatevi che le ferrovie andavano a vapore ed erano alimentate a carbone ,in pratica l’Italia era produttrice di carbone , ma il fabbisogno energetico era superiore per cui si doveva importare il carbone da Francia ed Inghilterra , ma puntualmente l’Inghilterra che pretendeva beni demaniali ed il doppio gioco della Francia costrinsero MUSSOLINI ad allearsi con la Germania.
    Queste furono le cause che ci portarono alla Seconda guerra Mondiale e all’alleanza con la Germania che Mussolini non voleva.
    In pratica l’Inghilterra e la Francia volevano per forza costringere l’italia ad entrare in guerra ed allearsi con la Germania , erano nemiche della grande politica sociale che Mussolini stava realizzando in netta antitesi al liberalismo capitalista.

    • Maurizio Tosatto permalink

      La storia dell’alleanza chiamata “patto d’acciaio” è responsabilità totale di Mussolini. Firmato il 22/5/39 (a tre mesi dall’invasione della Polonia) stringeva un’alleanza difensiva e offensiva tra Italia e Germania. In pratica l’aiuto sarebbe stato esteso al piano militare se si fosse scatenata una guerra; ma i due Paesi si impegnavano anche a consultarsi permanentemente sulle questioni internazionali e (guarda caso) a non firmare eventuali trattati di pace separatamente. Lo sbilanciamento della potenza bellica tra le due nazioni forniva alla Germania il potere di iniziativa, che comportò l’annullament dell’autonomia italiana sulla propria politica estera.

      Alcuni membri del governo italiano si erano opposti al patto, ma invano. A riguardo lo stesso Ciano, nel dicembre 1943, mentre era detenuto in vista del processo di Verona che lo avrebbe condannato a morte, scrisse nel diario: « L’alleanza era stata firmata nel maggio. lo l’avevo sempre avversata ed avevo fatto in modo che le persistenti offerte tedesche fossero per lungo tempo rimaste senza seguito. Non vi era – a mio avviso – nessuna ragione per legarci – vita e morte – alla sorte della Germania nazista. Ero stato invece favorevole ad una politica di collaborazione perché, nella nostra posizione geografica, si può e si deve detestare la massa di ottanta milioni di tedeschi, brutalmente piantata nel cuore dell’Europa, ma non si può ignorarla. La decisione di stringere l’alleanza fu presa da Mussolini, all’improvviso, mentre io mi trovavo a Milano con Ribbentrop. Alcuni giornali americani avevano stampato che la metropoli lombarda aveva accolto con ostilità il ministro tedesco e che questa era la prova del diminuito prestigio personale di Mussolini. Irritato, mi telefonò ordinandomi perentoriamente di aderire alle richieste tedesche di alleanza, che da più di un anno avevo lasciato in sospeso e che pensavo di lasciarcele per molto tempo ancora. Così nacque il Patto d’acciaio. E una decisione che ha avuto influenze tanto sinistre sulla vita e sul domani dell’intero popolo italiano è dovuta, esclusivamente, alla reazione dispettosa di un dittatore contro la prosa, del tutto irresponsabile e senza valore, di alcuni giornalisti stranieri»

      Quindi non era stata l’Italia a cercare la Germania, ma il contrario.

      Pur non essendo stabilita la data dell’inizio della guerra, cosa che appariva ormai inevitabile, Benito Mussolini si assicurò di comunicare più volte a Adolf Hitler che l’Italia non sarebbe stata pronta alla guerra prima di due o tre anni, e ribadendolo nell’agosto dello stesso anno, attraverso una lettera conosciuta comunemente come “memoriale Cavallero”, dal nome dell’ufficiale incaricato di consegnare il messaggio.
      Il 23 maggio, il giorno dopo la firma del Patto d’Acciaio Hitler tenne un consiglio di guerra segreto: all’ordine del giorno c’era l’attacco alla Polonia. Per i tedeschi, il compito degli italiani doveva essere quello di contenere la reazione di Francia e Inghilterra nel Mediterraneo.
      Mussolini ad ogni modo avrebbe potuto rifiutarsi di seguire in guerra la Germania, a causa della mancata consultazione dell’Italia prima dell’invasione della Polonia e della mancata comunicazione del patto Ribbentrop-Molotov, che poteva essere denunciata come una violazione dell’obbligo di consultazione permanente contenuto nel Patto d’Acciaio. Dopo nove mesi di forzata “non belligeranza”, Mussolini entrò in conflitto al fianco della Germania nel giugno 1940.
      Poteva evitarlo, ma lo ha fortemente voluto. Non ne è stato per niente costretto.

      Quanto alla necessità degli approvvigionamenti di carbone non mi risulta che la Germania avesse ricattato l’Italia costringendola all’alleanza. Ammesso ma non concesso, la cosa assomiglia molto al problema del petrolio per i giapponesi. Gli USA avevano limitato la loro capacità di approvvigionamento e i giapponesi hanno pensato stupidamente di prenderselo comunque con una guerra. Sia per l’Italia che per il Giappone l’approvvigionamento energetico è risultato poi essere stato pagato a carissimo prezzo…
      .
      Facile dirlo con il senno di poi, ma un po’ meno grandeur da parte di Mussolini, una maggior abilità nel destreggiarsi diplomaticamente in sede internazionale riconoscendo che solo con pazienti trattative si poteva arrivare ad un compromesso ragionevole e soprattutto tenere le distanze da quel pazzo scatenato di Hitler sarebbero state sagge decisioni.
      Paghiamo ancora oggi aver avuto per un ventennio un decisionista assoluto. La nostra costituzione ha voluto un governo debole e un parlamento fortissimo proprio per evitare che simili avventure si ripetessero; il risultato è la palude decisionale e la pletora di leggi che sappiamo.

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