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LA VERA CRISI INIZIA NEL “68 E TI SPIEGO PERCHE’ .

09/06/2013

Si parla tanto della crisi economica, ne siamo assorbiti fino alla più remota cellula del nostro corpo, ma, in questa rocambolesca situazione finanziaria, mi guardo intorno e scopro che non è solo quello il baratro, in cui siamo precipitati.Un’altra crisi, ben più radicata e difficile da estirpare, riguarda i valori fondamentali dell’uomo, che sembrano essersi dissolti nel nulla.Ci siamo dentro, la viviamo e la subiamo.Il dilagare di episodi raccapriccianti, il verificarsi di situazioni contrarie alla morale e alla natura stessa dell’uomo, sono cronaca di tutti i giorni e noi, nostro malgrado, abbiamo imparato a conviverci.Sembrano essere scomparsi quei “freni comportamentali” che rendevano l’individuo capace di emarginare il “male”, privilegiando etica, rispetto, educazione e buon senso.Viviamo immersi in una realtà che vede allargarsi a macchia d’olio abominevoli reati, consumati sia sulla strada, che entro le mura domestiche.Legalizziamo pseudo-matrimoni tra individui dello stesso sesso, che, in quella realtà, vantano persino il diritto di crescere dei bambini.La famiglia, quella vera, subisce continue lacerazioni e si dà vita a nuove “convivenze”, dove i figli vedono sovrapporsi figure maschili o femminili, che vanno a destabilizzare il loro equilibrio, creando confusione di ruoli e precari punti di riferimento.Rifletto e mi chiedo da dove abbia avuto origine questo sfacelo.Ripensando agli ultimi decenni del secolo scorso, mi sembra che il vero cambiamento sia iniziato dopo gli anni ’60 e precisamente da quando il famoso ‘68 ha cominciato ad “urlare” la sua ideologia, dando origine ad una vera e propria rivoluzione sociale.Movimento nato con intenti politici (rifiuto del potere, uguaglianza tra le classi sociali, ecc., ecc.), ma che, nella realtà, si è concretizzato come un cambio totale di valori e costumi.”Proibito proibire”, era uno degli slogan più in voga.Totale rifiuto delle regole, di qualsiasi natura, da quelle sociali a quelle della famiglia.L’autorità genitoriale non era più accettata dai giovani, nè tanto meno quella imposta dalla scuola o dalla società.L’uomo doveva essere libero da qualsiasi oppressione, in nome del “tutto consentito”.L’imperativo era quello di combattere ogni imposizione e sovvertire quei principi fino ad allora ritenuti intoccabili.Totale libertà sessuale ed esclusiva esaltazione del piacere.Il matrimonio stesso finiva di rappresentare l’unico porto naturale, al quale una coppia poteva approdare.Bisognava liberarsi dal retaggio delle “oppressioni millenarie”.Questa voglia di “libertà” dagli schemi tradizionali, con le contestazioni che seguivano, ha operato un cambiamento radicale nei giovani e nella loro stessa “forma mentis”.
Noi, oggi, viviamo nel disordine che ne è derivato.Dopo tutti questi anni di vita “libera” da quelle “schiavitù” che, proprio allora, furono messe al rogo, perchè ingabbiavano l’uomo e lo rendevano infelice, qual’è la realtà emergente?Siamo più felici?I fatti dicono esattamente il contrario: sono aumentate le depressioni, le nevrosi, i suicidi e i crimini.In realtà quel movimento rivoluzionario ha cambiato la nostra mentalità e il nostro modo di vivere, sottraendoci quei valori, che erano i nostri necessari punti di riferimento e lasciandoci solo insicurezze, insoddisfazioni ed infelicità, capaci di renderci sempre più fragili e di portarci facilmente allo sbando.Mi domando quale sia la strada per ripristinare quei valori morali, spirituali ed ideologici che sono stati distrutti e che hanno invece il potere di restituire all’uomo ed alla società quelle certezze, quelle garanzie, che sono alla base della vita di ognuno di noi e che creano una corretta convivenza con gli altri.Forse un’opera unita tra la Chiesa, con il Suo messaggio cristiano e lo Stato, con una legislazione più attenta, può tracciare una nuova strada verso una più “sana” coscienza collettiva, che riscopra il rispetto e l’amore nei confronti degli altri.

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One Comment
  1. Rina permalink

    Una rivoluzione vera non è quella che spazza via tutto, ma quella che integra il vecchio col nuovo correggendo e le ingiustizie. Urge chiedersi se libertà e’ svincolo da ogni regola o libertà sia responsabilità di saper scegliere la regola da seguire. Il terreno comune lo ha indicato Papa Francesco: religioso e ateo ogni uomo può incontrarsi sul terreno delle buone opere. La prima e’ quella di assumere la responsabilita di se è dell’altro; allora la libertà personale trova il suo giusto freno alla cupidigia e conduce ad amare gli altri come se stessi.

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