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Chi vota Grillo non elegge lui, ma i suoi candidati di estrema sinistra.

22/02/2013

La campagna elettorale sta per finire, domenica 24 e lunedì 25 il nostro voto sarà decisivo per il futuro dell’Italia. Mai come in questa circostanza storica il nostro Paese ha bisogno di un governo stabile, che possa invertire il trend negativo causato dalle politiche scellerate di un anno di Governo Monti, politiche che, improntate unicamente all’imperativo tedesco dell’austerity (Monti si è rivelato una sorta di commissario ad acta di un’Europa asservita ai voleri della Germania), hanno scatenato una spirale recessiva che ha inghiottito il nostro tessuto socio-economico accrescendo le sacche di povertà.

L’Italia, in questo momento, ha il diritto ed il dovere di recuperare la sua sovranità e di contrastare le ingerenze esterne, che evidentemente non vedono di buon occhio la possibilità che il nostro Paese torni a crescere. Venerdì il Commissario europeo per gli affari economici, Olli Rehn, ha dichiarato che le stime economiche per quest’anno e per il 2014 relative all’Italia saranno ancora più negative. Stiamo vivendo la crisi economica più grave dal dopoguerra e per superarla l’unica via possibile è quella di adottare le ricette di una politica liberale, scegliendo una proposta di governo del Paese che dia una scossa alla nostra economia, che riporti fiducia ed ottimismo nel nostro futuro.

Certo, la rabbia e l’insoddisfazione sono dilaganti di fronte ad una gestione montiana della crisi fondata sull’inasprimento delle imposte, vedi Imu, e sul terrore fiscale da Stato di polizia tributaria; a tutto ciò si aggiungano i casi individuali di malapolitica, che hanno gettato fango sull’intera classe politica. Ma la protesta non può essere fine a se stessa senza sfociare in una proposta per il nostro futuro. Abbandonarsi alla rabbia e votare solo in segno di sfida nei confronti della politica è un gesto che rischia di essere miope, poiché scegliere Grillo non vuol dire eleggerlo in Parlamento, dal momento che lui non si candida, significa eleggere i suoi candidati di estrema sinistra: dai no Tav ai rappresentanti dei centri sociali, agli ambientalisti ideologici.

I monologhi di Grillo, che non accetta contraddittorio, fanno demagogicamente leva sulle storture della politica ma non offrono ricette per dare una prospettiva al nostro Paese: sono solo un mix di assistenzialismo di Stato e di veti. Dietro al moralismo ed al giustizialismo grillino anticasta si cela una visione dello Stato in cui il cittadino è al suo servizio, in cui l’iniziativa privata e lo sviluppo economico è condizionato pesantemente dal Pubblico. E’ la stessa filosofia della sinistra radicale ed antagonista, proprio perchè Beppe Grillo è un massimalista di sinistra, d’altronde i modelli internazionali di leader populisti nascono proprio a sinistra, Chavez e Moralez ne sono un esempio.

La sinistra intende rispondere alla crisi economica assoggettandosi ai desiderata dell’Europa, imponendo rigore senza crescita, più Stato, più tasse e più forza all’iniziativa del Pubblico rispetto al privato. Grillo ha gli obiettivi opposti, dal momento che intende portarci fuori dall’Europa, ma utilizza le stesso approccio tra Stato e cittadino. Cambiano gli obiettivi ma i mezzi sono gli stessi ed entrambe le soluzioni avranno come risultato quello di un netto peggioramento della crisi, acuendo lo stato di impoverimento del nostro tessuto sociale: il programma elettorale grillino ci costerebbe 84 miliardi di euro di spesa pubblica e considerato il fatto che il comico non è stato chiaro su come coprire tale costo, possiamo solo che temere per i conti dello Stato se egli dovessere avere un risultato elettorale importante.

Coloro che, votando centrodestra, hanno invece sempre scelto la via liberale di un’Italia in cui lo Stato sia al servizio del cittadino e che oggi sono ancora incerti, perché giustamente scottati da alcune vicende di malapolitica, riflettano bene prima di lasciarsi ammagliare dalle sirene grilline: non basta portare in Parlamento personaggi che si presentano come “inesperti” della politica per risolvere le storture del nostro sistema, poiché, anche se ora si mostrano come i puristi dell’etica pubblica, dietro a questa facciata emerge come gran parte di loro sia ancora animata dalle pulsioni delle utopie politiche massimaliste di sinistra ed useranno il vostro voto per mettere in pratica i loro dettami ideologici.

Si esprimeranno per un altro Presidente della Repubblica di sinistra, subiranno gli addescamenti di Bersani (il leader del Pd ha dichiarato che farà scauting tra i gillini) e non avendo fatto proposte ma solo proteste, la loro azione politica sarà volta non al miglioramento, ma alla distruzione. Ringhieranno pubblicamente contro la classe politica, ma saranno culturalmente accondiscendenti alla filosofia politica della sinistra, si proclameranno come il nuovo, ma in realtà saranno solo promotori di vecchie ideologie antitutto che ormai conosciamo da tempo e che hanno radici nella sinistra radicale.

Oggi più che in altri periodi della nostra storia democratica i moderati rischiano di essere governati da una sinistra postcomunista che, prona al potere degli altri Stati europei ed in particolare agli egoismi della Germania, conserva ancora l’odio di classe nei confronti di chi si è arricchito con i sacrifici di anni di lavoro, punendolo attraverso una tassazione eccessiva. Tale rischio è acuito dalle ambizioni di potere di chi, come Monti, Casini e Fini, intende utilizzare il voto moderato per mantenere l’italia inginocchiata ai dictact dell’austerity imposta dall’Europa e tale rischio potrà verificarsi se la protesta senza proposta grillina mieterà consensi, poiche finirà con l’essere di fatto una stampella della sinistra.

Silvio Berlusconi è l’unico a distinguersi fra tutti i contendenti, poiché la via che intende imboccare, se avrà la possibilità di andare al Governo, è quella liberale, secondo la quale è lo Stato al servizio del cittadino e non viceversa. Ed è sulla base di questo credo che, se i cittadini ci daranno fiducia nelle urne, vogliamo poterci sedere in Europa con la schiena dritta e rivedere accordi capestro per l’Italia come il fiscal compact, che ci costeranno finanziarie da 45 miliardi l’anno per vent’anni, destinando l’Italia ad un futuro di povertà; vogliamo dare una scossa all’economia riducendo le tasse alle famiglie e alle imprese, eliminando l’imu e restituendo anche quella pagata nel 2012; vogliamo dare l’opportunità di diminuire la disoccupazione, che oggi supera l’11%, facendo in modo che le imprese abbiano la possibilità di assumere i giovani rimasti senza un lavoro senza pagare i contributi previdenziali allo Stato per i primi anni, e lo possiamo fare se e solo se il centrodestra di Silvio Berlusconi, e quindi il Popolo della Libertà, potrà essere maggioranza di Governo e dare quindi all’Italia un’opportunità di uscire dalla crisi economica e di essere attore sempre più protagonista in un’ Europa che deve cambiare.

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From → POLITICA

3 commenti
  1. Ryo permalink

    Buffone sei stato cacciato dal governo perchè ci stavi portando nel baratro e ora dobbiamo darti di nuovo fiducia, a chi scrive questo articolo spero proprio che si rompa le gambe e non vada a votare perchè crede che Gesù Cristo è morto di freddo!!

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