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LA LETTERA DI BERLUSCONI A TRAVAGLIO LA COMPLETIAMO NOI!

11/01/2013

Silvio Berlusconi ieri 10/01/2013 non è riuscito a terminare la sua lettera a Travaglio durante la puntata di Servizio Pubblico , interrotto da un Santoro palesemente adirato ed imbarazzato , furente , mentre veniva demolito il suo pupillo Travaglino . Beh , noi di Dietro le Quinte detestiamo le cose incompiute , quindi , la lettera la completiamo e pubblichiamo noi :
Travaglio
Nel 2000 è stato condannato in sede civile,dopo essere stato citato in giudizio da Cesare Previti a causa di un articolo su L’Indipendente, al risarcimento del danno quantificato in 79 milioni di lire.
Il 4 giugno 2004 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per un errore di omonimia contenuto nel libro «La Repubblica delle banane» scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001. In esso, a pagina 537, si descriveva «Fallica Giuseppe detto Pippo, neo deputato Forza Italia in Sicilia», «Commerciante palermitano, braccio destro di Gianfranco Miccicché condannato dal Tribunale di Milano a 15 mesi per false fatture di Publitalia. E subito promosso deputato nel collegio di Palermo Settecannoli». L’errore era poi stato trasposto anche su L’Espresso, il Venerdì di Repubblica e La Rinascita della Sinistra, per cui la condanna in solido, oltreché la Editori Riuniti, è stata estesa anche al gruppo Editoriale L’Espresso.

Il 5 aprile 2005 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme all’allora direttore dell’Unità Furio Colombo, al pagamento di 12.000 euro più 4.000 di spese processuali a Fedele Confalonieri (Mediaset) dopo averne associato il nome ad alcune indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era risultato inquisito.
Il 20 febbraio 2008 il Tribunale di Torino in sede civile lo ha condannato a risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset con 26.000 euro, a causa dell’articolo “Piazzale Loreto? Magari” pubblicato nella rubrica Uliwood Party su l’Unità il 16 luglio 2006. La sentenza è di primo grado e Travaglio ha dichiarato di stare preparando l’appello.
Nel giugno 2008 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme al direttore dell’Unità Antonio Padellaro e a Nuova Iniziativa Editoriale, al pagamento di 12.000 euro più 6.000 di spese processuali per aver descritto la giornalista del TG1 Susanna Petruni come personaggio servile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: «La pubblicazione», si leggeva nella sentenza, «difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio».
Il 28 aprile 2009 è stato condannato in primo grado dal Tribunale penale di Roma per il reato di diffamazione ai danni dell’allora direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, perpetrato mediante un articolo pubblicato su L’Unità dell’11 maggio 2007.
Il 21 ottobre 2009 è stato condannato in Cassazione (Terza sezione civile, sentenza 22190) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde che era stato definito «più volte inquisito e condannato» nel libro Il manuale del perfetto inquisito, affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite «in maniera incompleta e sostanzialmente alterata» visto il «mancato riferimento alla sentenza di prescrizione o, comunque, la mancata puntualizzazione del carattere non definitivo della sentenza di condanna, suscitando nel lettore l’idea che la condanna fosse definitiva (se non addirittura l’idea di una pluralità di condanne)».
Nel gennaio 2010 la Corte d’Appello penale di Roma lo ha condannato a 1000 euro di multa per il reato di diffamazione aggravato dall’uso del mezzo della stampa, ai danni di Cesare Previti. Il reato, secondo il giudice monocratico, sarebbe stato commesso mediante l’articolo Patto scellerato tra mafia e Forza Italia pubblicato sull’Espresso il 3 ottobre 2002. La sentenza d’appello riforma la condanna dell’ottobre2008 in primo grado inflitta al giornalista ad 8 mesi di reclusione e 100 euro di multa. In sede civile, a causa del predetto reato, Travaglio era stato condannato in primo grado, in solido con l’allora direttore della rivista Daniela Hamaui, al pagamento di 20.000 euro a titolo di risarcimento del danno in favore della vittima del reato, Cesare Previti.
Il 18 giugno 2010 è stato condannato dal Tribunale di Torino – VII sezione civile – a risarcire 16.000 € al Presidente del Senato Renato Schifani (che aveva chiesto un risarcimento di 1.750.000 €) per diffamazione avendo evocato la metafora del lombrico e della muffa a Che tempo che fa il 15 maggio 2008. Il Tribunale ha invece ritenuto che le richieste di chiarimenti, da parte di Travaglio, circa i rapporti di Schifani con esponenti della mafia siciliana rientrino nel diritto di cronaca, nel diritto di critica e nel diritto di satira.
L’11 ottobre 2010 Travaglio è stato condannato per diffamazione dal Tribunale di Marsala, per aver dato del figlioccio di un boss all’assessore regionale siciliano David Costa, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in forma definitiva. Travaglio è stato condannato a pagare 15.000€.
Procedimenti estinti per remissione della querela:
Dal 2004 è stato oggetto di un procedimento penale per il reato di diffamazione aggravata dal mezzo della stampa, a seguito degli articoli M’illumino d’incenso e Zitti e Vespa, pubblicati sul quotidiano l’Unità nei giorni 12 marzo e 6 maggio di quello stesso anno. Il procedimento ai danni del giornalista si è concluso nel 2008 dopo che la persona offesa, il giornalista Antonio Socci, ha deciso di rimettere la querela a seguito delle scuse pubbliche di Travaglio.
Procedimenti prescritti:
Nel gennaio 2010 la Corte d’Appello penale di Roma lo ha condannato a 1000 euro di multa per il reato di diffamazione aggravato dall’uso del mezzo della stampa, ai danni di Cesare Previti. Il reato, secondo il giudice monocratico, era stato commesso mediante l’articolo Patto scellerato tra mafia e Forza Italia pubblicato sull’Espresso il 3 ottobre 2002. La sentenza d’appello riforma la condanna dell’ottobre 2008 in primo grado inflitta al giornalista ad 8 mesi di reclusione e 100 euro di multa. In sede civile, a causa del predetto reato, Travaglio era stato condannato in primo grado, in solido con l’allora direttore della rivista Daniela Hamaui, al pagamento di 20.000 euro a titolo di risarcimento del danno in favore della vittima del reato, Cesare Previti. Il 23 febbraio 2011 la condanna per diffamazione confermata in appello per il processo Previti cade in prescrizione.

Di Marinella Tomasi

Silvio lettera

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From → POLITICA

5 commenti
  1. A mio avviso NON ci sono commenti,sebbene è palese che chi di “spada ferisce di spada perisce”,i FASCIOCOMUNISTI hanno la briglia vedono SOLO l’ho stuzzichino nei occhi degli’altri e NON vedono la trave nei loro occhi POVERI MENTECATTI

  2. MAX permalink

    peccato che non esista una legge che dopo 3 condanne per diffamazione
    il reo venga cancellato dall’ordine dei giornalisti!

  3. Stefano Montoni permalink

    Spero che tutti i nodi vengano al pettine. C’è bisogno di rivisitare gli ultimi anni della nostra storia alla luce delle menzogne della sinistra. Questi incoscienti non hanno indugiato a sputtanare l’Italia mediante una campagna denigratoria colpendo Berlusconi su faccende private che non hanno nulla a che fare con i problemi macro economici che hanno causato la nostra crisi.

  4. Fil permalink

    Grandissimo, Berlusconi li ha asfaltati, gli italiani (e io stesso) si ricrederanno. Uno contro tutti, ha trionfato: sono basito.

  5. giovanni pancari permalink

    Sta incominciando a radicarsi l’uso (l’abuso) di querele per “diffamazione” rilevate negli innumerevoli siti, gruppi, movimenti, comitati, pagine, ecc., esistenti nella rete. Il, non tanto eventuale, successo di queste temerarie querele, darà un’arma a chiunque vorrà dare sfogo alla propria cupidigia, ostilità, acrimonia, animosità, avversione, frustrazione, livore, astio, malevolenza, o alla loro “lesa maestà” per il complesso di inferiorità nei confronti di colui che, oggetto dei loro spregevoli e delittuosi impulsi, vogliono che venga legalizzato lo stato di “reo” a chi reo intenzionale non è!!!
    Che dire, poi, se il “diffamato” è un magistrato o un parente o una persona a lui, comunque, collegata o prossima???
    E che dire, ancora, se l’inconsapevole “diffamato” viene portato a conoscenza della “diffamazione” (e, talvolta, viene anche invogliato, istigato, usato) dai soliti prevaricatori tenaci e, perché no, anche “potenti”, che assicurano il buon esito della querela, con tutte le redditizie azioni giudiziarie conseguenti ???
    Il prevedibile successo di queste prime timide ma ardimentose querele, porterà, con buona prevedibilità, ad incrementarne l’uso e l’abuso che sarà il pretesto per la chiusura di ogni tipo di pubblicazione in rete.
    E’ così che sarà data l’estrema unzione all’art. 21 della Costituzione che sancisce la “individuale” libertà di espressione con qualunque mezzo!!!!!!

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