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QUAGLIARIELLO: NO AI MATRIMONI GAY IL PDL NON CAMBIA ROTTA!

07/01/2013

“Leggiamo prese di posizione piuttosto sgangherate a commento delle dichiarazioni del presidente Berlusconi in materia di coppie di fatto e omosessuali”. La mia posizione, condivisa con gli amici Maurizio Sacconi, Eugenia Roccella e Raffaele Calabrò.

“Coloro che, per disattenzione o malafede, parlano di cambio di rotta o di incongruenza con la difesa del matrimonio tra uomo e donna e la famiglia come descritta nella nostra Costituzione saranno facilmente smentiti con la lettura del documento sulle unioni civili che lo scorso mese di agosto registrò l’adesione di più di 150 parlamentari del PdL”.

“Con argomentazioni laiche, sottoscritte infatti da deputati, senatori ed europarlamentari di diversa provenienza culturale, vi si ribadiva la contrarietà all’equiparazione giuridica tra il matrimonio e altre unioni affettive anche omosessuali, e la condivisione e disponibilità nei confronti di iniziative legislative volte a riconoscere ai componenti di tali unioni diritti in ambito civilistico o penalistico in tutte le situazioni in cui questi non siano effettivamente garantiti”.

Per aiutare i distratti riportiamo qui di seguito il testo integrale del documento che si riferisce al dibattito in materia sviluppatosi la scorsa estate”.

DOCUMENTO DIFFUSO IL 10 AGOSTO 2012

–   Sul riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali si è recentemente sviluppato un dibattito confuso nelle argomentazioni e ideologico nei contenuti. Neanche i documenti elaborati in materia dal Pd e dall’Udc, con il relativo seguito di polemiche, hanno chiarito a sufficienza i nodi reali della questione, le concrete opzioni in campo, i diversi orientamenti culturali che le ispirano.

–    Nonostante la gravità e l’impellenza della crisi economica, il tema sembra aver assunto nuova centralità nel dibattito pubblico. E’ d’altronde ricorrente in una parte della società, nelle situazioni di insicurezza e sfiducia nel futuro, pretendere che i desideri privati si trasformino in diritti pubblici. Compito della buona politica, invece, è garantire una autentica dimensione del bene comune e spazi di libertà responsabile nella dimensione privata senza confondere i due piani.

–    Come parlamentari avvertiamo dunque la necessità di mettere a fuoco alcuni punti fondamentali.

–    Di fronte a un’opinione pubblica spesso disorientata, il primo punto da chiarire è che l’introduzione del matrimonio omosessuale nel nostro ordinamento giuridico non è e non potrebbe essere una proposta reale e attuale da parte di nessun partito. Tale obiettivo, infatti, sarebbe impossibile da raggiungere se non attraverso una modifica della Costituzione: impresa nella quale nessuna forza politica può o vuole al momento cimentarsi.

–    Non basta dunque limitarsi a ribadire una ferma opposizione al matrimonio gay perché non necessariamente ciò equivale a esprimere una posizione di forte difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Tantomeno può essere rivendicato come un buon compromesso politico per giustificare alleanze in contraddizione con i propri principi. Ciò per la semplice ragione che il matrimonio fra persone dello stesso sesso, pur agitato come vessillo ideologico, non è effettivamente una opzione in campo e come tale discrimine sufficiente per connotare una posizione politica.

–    L’obiettivo oggi in discussione è il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali: con il possibile scopo di mettere poi in cantiere il cambiamento della Costituzione e quindi anche l’introduzione del matrimonio omosessuale.

–    Il vero tema sul quale le forze politiche sono chiamate a pronunciarsi è quindi quello del riconoscimento delle cosiddette “unioni civili”. Ma, anche se formalmente sotto questa dicitura vengono ricomprese tanto le coppie formate da persone dello stesso sesso quanto le unioni fra persone di sesso diverso, nella sostanza le proposte sulle unioni civili sono finalizzate a riconoscere in forma giuridicamente rilevante le coppie omosessuali. La convivenza eterosessuale, infatti, nel nostro Paese molto spesso precede semplicemente il matrimonio, oppure è il risultato di una scelta ben precisa da parte di coppie che non intendono ufficializzare il proprio legame né assumere doveri sanciti per legge. Tanto è vero che non esistono associazioni di coppie eterosessuali conviventi che invocano una legge ad hoc per disciplinare il loro status (al contrario di quanto accadeva per il divorzio), mentre è cronaca quotidiana la richiesta avanzata in questo senso dalle associazioni gay.

–   In molti Comuni, tra i quali recentemente quello di Milano, tale battaglia culturale e politica si è concretizzata nella istituzione di registri anagrafici per i conviventi. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di iniziative di natura prettamente ideologica, di atti simbolici compiuti per creare consenso ma privi di valore giuridico e non rispondenti ad alcuna esigenza popolare. La loro contrarietà alle norme fondamentali del nostro ordinamento, vertendosi in materia di diritti, in quanto tale sottratta all’autonoma disponibilità degli enti territoriali, è stata già formalmente dichiarata da tre ministri del governo Berlusconi – Maroni per gli Interni, Fazio per la Salute, Sacconi per il Welfare – a proposito di analoghi registri comunali per il testamento biologico. La loro inutilità è invece attestata dal fatto che in qualsiasi comune siano stati istituiti, i registri, anche quelli delle unioni civili, sono rimasti pressoché vuoti.

–    Una visione liberale della società concepisce uno Stato che entri il meno possibile nella vita delle persone: che, dunque, non invada con la sua potestà regolatoria la sfera dei liberi legami affettivi, ma si limiti a disciplinare e a dare forma giuridica alle unioni che rivestono una funzione sociale e in quanto tali accanto al godimento di diritti contemplino l’adempimento di doveri e l’assunzione di responsabilità. E’ questo il caso della famiglia disegnata dalla Costituzione come “società naturale fondata sul matrimonio” (ricordiamo che l’aggettivo “naturale” fu suggerito da Palmiro Togliatti), potenzialmente aperta alla procreazione e in quanto tale deputata a garantire la continuità generazionale sulla quale si fonda qualunque comunità umana.

–    Il matrimonio in quanto istituto giuridico assicura la tutela per i potenziali figli, salvaguardati da un’unione riconosciuta pubblicamente e da una genitorialità che è per sempre e che perdura indipendentemente dalla possibile interruzione del rapporto affettivo fra i coniugi (per la quale esiste il divorzio).

–    Differente è il discorso dei diritti che il nostro ordinamento riconosce ai componenti di una coppia di fatto. L’elenco delle previsioni normative già attualmente vigenti è lungo, articolato, e copre quelle voci che spesso sono evocate a fondamento della richiesta di riconoscimento. Per esempio, non vi è nessun ostacolo all’assistenza del convivente nei confronti del proprio partner (in base alla legge 1° aprile 1999 n. 91, il convivente viene informato e può decidere addirittura un’operazione di trapianto di organo). L’estensione al convivente di diritti riconosciuti al coniuge, derivante dalla legge ordinaria o dalla giurisprudenza, esiste già in tema di assistenza da parte dei consultori, di interdizione e inabilitazione, di figli, di successione nella locazione, di successione nell’abitazione di proprietà e nell’assegnazione di un alloggio popolare. Il partner di fatto ha titolo, a determinate condizioni, al risarcimento del danno subito dall’altro partner; perfino la legislazione sulle vittime di mafia o terrorismo non conosce trattamenti diversificati fra convivente e coniuge.

–    Ulteriori iniziative legislative volte a riconoscere nella dimensione civilistica o penalistica eventuali specifici diritti individuali in tutte le situazioni in cui questi non siano effettivamente garantiti incontrano e incontreranno la nostra condivisione e la nostra disponibilità; si pensi, per esempio, a una rimodulazione dell’obbligo di rendere testimonianza in un giudizio, con la estensione della facoltà di astenersi dal deporre prevista per gli stretti familiari.

–    Non siamo però disposti a svuotare l’istituzione del matrimonio, attribuendo a unioni affettive, anche omosessuali, un riconoscimento giuridico analogo a quello matrimoniale.

–    Vogliamo una società ispirata a valori ben fondati nella nostra tradizione culturale e nella Carta costituzionale, e per questo ci opponiamo a qualsiasi tentativo di decostruzione della famiglia basata sul matrimonio, che resta il cuore della “eccezione italiana”.

Di: Gaetano Quagliariello

coppie di fatto

Fonte: http://www.gaetanoquagliariello.it/node/7708

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From → POLITICA

One Comment
  1. Gian Pietro permalink

    Meno male:
    I PRINCIPI NON SI VENDONO E NON SI COMPRANO!.

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