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Le 10 bugie più diffuse su Israele

28/11/2012

Premessa: sugli ebrei e su Israele esiste una imponente disinformazione che cresce di continuo, il tutto volto a metterli in cattiva luce. I risultati sono che i fatti vengono stravolti, la storia viene riscritta, i media ed internet rendono una idea falsa di Israele, degli ebrei e della questione palestinese.

Chi c’è dietro tutto questo? Principalmente persone disinformate che continuano a ripetete a pappagallo quello che antisemiti, ciarlatani, neonazisti ed estremisti islamici vanno affermando: così facendo si è diffusa una disinformazione assurda, tale che se la gente andasse a ricercare informazioni in merito difficilmente troverebbe qualcosa di corretto, anche perché questa disinformazione è purtroppo arrivata anche a media apparentemente seri.

L’obbiettivo di chi mette in giro falsità del genere è quello di delegittimare Israele non potendolo attaccare diversamente: è il nuovo fronte dell’antisemitismo.

 Tra l’altro, rimuovendo la disinformazione ed evidenziando i fatti, emerge una situazione quantomeno sconvolgente: quel che accade oggi contro Israele e gli ebrei non è un semplice conflitto politico, che si può razionalmente risolvere, ma un tentativo di negazione morale e politico, di sottrazione dei diritti, di disumanizzazione. È la prosecuzione della Shoà con altri mezzi, un’aggressione alla vita e all’identità, un progetto genocida. Tutto ben documentato.

Questa situazione è perfino amplificata da un movimento antisemita sempre più vasto, composto da odiatori degli ebrei e di Israele, negazionisti della Shoà, simpatizzanti del fascismo e del nazismo, sostenitori della teoria del complotto ebraico ed altre teorie antisemite. Ciò è l’espressione di un disagio che non trova sfogo e di un’ignoranza che, invece, di sfogo ne ha fin troppo. Purtroppo queste correnti di pensiero antisemite muovono tutte dalla conoscenza di teorie ampiamente dimostrate errate da anni di progresso umano e scientifico (quella della “razza” in primis) e da una conoscenza superficiale e mistificata della storia recente e lontana, il tutto unito alla paura del diverso, sentimento assolutamente umano ma altrettanto assolutamente superabile applicando un poco di buon senso e di umanità, concetti che prescindono l’appartenenza culturale, sociale e religiosa ma di cui, evidentemente, non tutti siamo ugualmente dotati.

In questa inchiesta, si tenterà di riparare ai principali danni fatti dai media, toccando almeno i punti fondamentali della questione. Se pensate che i danni fatti dai media siano leggeri vi sbagliate, perché la disinformazione attuata ha portato alla crescita vertiginosa dell’antisemitismo e dell’odio contro Israele, che è praticamente immotivato data la realtà dei fatti non distorti. D’altronde l’odio contro gli ebrei si è palesemente trasformato nell’odio contro Israele, che è il nuovo modo per esprimere l’antisemitismo moderno.
Il discorso anti israeliano è divenuto un atto di fede, privo di razionalità e richiede l’assenza del raziocinio. È forse tempo che ognuno diventi un po’ esperto della situazione Israeliana per far rivalere il raziocinio su un dialogo in cui la diversità di idee deve essere mantenuta, ma in cui il delirio diffamatorio non può aver posto.
Anche perché se si disprezza o si odia Israele e gli ebrei si sta facendo esattamente il gioco di chi è vostro nemico, di chi odia non solo voi ma anche i vostri diritti e la vostra libertà (puntando a privarvene). E non c’è cosa più idiota e pericolosa che fare il gioco del proprio nemico. Documentandovi la cosa vi sarà più chiara.

Il tipico antisemitismo dei giorni nostri ci dice che gli unici ebrei buoni della Storia, gli unici che meritano la verità, sono quelli morti nella Shoah. Quelli vivi, quelli che vivono in Israele e si difendono dai loro aggressori sono colpevoli e vanno condannati. E poi si inizia con tutta una serie di bugie storiche come tentare di far passare l’idea che Israele sia un risarcimento europeo agli ebrei per il genocidio perpetrato dai nazisti.

Il problema di base è che le falsità divulgate su Israele, col passare del tempo, sono diventate davvero molte e sono estremamente diffuse, al punto che vengono riprese dai media tradizionali, nonostante siano fatti che vanno contro la storia e contro l’evidenza dei fatti.

In considerazione di tutto ciò, non deve meravigliare che c’è una crescita verticale della piaga dell’antisemitismo, un fenomeno che attualmente ha raggiunto un picco senza precedenti dalla seconda guerra mondiale.

 Non si tratta, ovviamente, di una disinformazione che scaturisce solo dall’ignoranza e dalla voglia di vendere storie, ma si tratta di una vera e propria guerra che si combatte principalmente attraverso l’informazione scorretta.

Il contrattacco diplomatico che gli stati arabi e islamici hanno organizzato contro le vincite militari di Israele si è intensificato negli ultimi anni grazie all’appoggio del mondo umanitario, ancorato a ideologie terzomondiste e pietiste, e sostenuto nell’arena politica dalla sinistra radicale. Negli ultimi anni le attività del mondo umanitario si sono intrecciate con la diplomazia internazionale attraverso una fitta rete di relazioni e attività di pubblica informazione che hanno influenzato il discorso sul Medioriente consolidando l’uso di espressioni e concetti quali apartheid, discriminazione sistematica crimini di guerra, pulizia etnica, colonizzazione ecc. Questa guerra diplomatica utilizza come armi la narrativa storica e il discorso sulla democrazia e i diritti umani. Armi potenti e vincenti perché quasi tutti gli agenti del mondo dei diritti umani si sono arruolati, chi più chi meno, nel combattere Israele.
Un buon punto di partenza, per sbrogliare la matassa, è iniziare ad analizzare le falsità più frequenti in materia.

 Passiamo ora alle 10 bugie più diffuse su Israele.

Bugia Nr. 1: Israele è stato creato per il senso di colpa degli europei a causa dell’Olocausto nazista. Perché dovrebbero pagarne il prezzo i palestinesi?

Tremila anni prima dell’Olocausto, prima ancora che vi fosse un Impero Romano, i re e profeti d’Israele camminavano nelle strade di Gerusalemme. Il mondo sa che Isaia non ha enunciato le sue profezie dal Portogallo, né Geremia le sue lamentazioni dalla Francia. Onorata dal suo popolo, Gerusalemme è citata nelle sacre scritture ebraiche 600 volte – ma non una sola volta nel Corano. Attraverso i 2000 anni del loro esilio gli ebrei sono stati sempre presenti nella Terra Santa, fino alla rinascita d’Israele nell’Ottocento. Insediandosi nelle terre spesso vuote i pionieri sionisti si sono tramutati in una maggioranza ebraica molto tempo prima che prendesse il potere il nazismo.
Dopo l’Olocausto quasi 200.000 sopravvissuti alla Shoah hanno trovato un rifugio sicuro nello stato ebraico, creato grazie al voto dei due terzi delle Nazioni Unite nel 1947. Ben presto 800.000 ebrei arrivarono dopo essere stati cacciati od essere fuggiti a causa delle persecuzioni dai paesi arabi. Nei decenni successivi Israele ha assorbito un milione di immigranti dell’Unione Sovietica e migliaia di ebrei etiopi. Oggi, ben lontano dall’essere un residuato del senso di di colpa o del colonialismo degli europei, Israele è una società diversificata, cosmopolita, che realizza l’antichissimo sogno di un ritorno a Sion del popolo che qui aveva avuto la sua patria.

Bugia Nr.2: Se Israele si fosse ritirato all’interno dei confini del 1967 la pace sarebbe stata realizzata da molto tempo.

Dal 1967 Israele ha più volte dato “terra in cambio della pace”. Dopo la storica visita del presidente egiziano Sadat a Gerusalemme, nel 1977, e dopo gli accordi di pace di Camp David, Israele si è ritirato dalla vasta penisola del Sinai e da allora ha sempre avuto un rapporto pacifico con l’Egitto. Nel 1995 la Giordania ha firmato un trattato di pace con Israele ma né i palestinesi né altri 21 stati arabi hanno fatto altrettanto.

Nel 1993 Israele ha firmato gli accordi di Oslo con i quali ha ceduto all’Autorità Palestinese (ex OLP) il controllo amministrativo della Cisgiordania. Ma l’Autorità Palestinese non ha mai assolto all’impegno di porre termine alla propaganda anti-israeliana e di cancellare dalla Carta Nazionale palestinese l’appello alla distruzione di Israele.
Nell’anno 2000 il premio ministro Barak offrì ad Arafat la piena sovranità sul 97% della Cisgiordania, un corridoio verso Gaza ed una capitale nel settore arabo di Gerusalemme. Arafat rifiutò. Nel 2008 il presidente palestinese Abbas ha rifiutato un’offerta sostanzialmente analoga del primo ministro Olmert. Nel 2005 il primo ministro Sharon si ritirò unilateralmente da Gaza. I terroristi di Hamas vi presero il potere e trasformarono i luoghi di residenza degli ebrei in siti di lancio dei loro 8.000 e più missili ed in basi di partenza per gli attentatori suicidi.

Nel 2010 il primo ministro Netanyahu ha proposto negoziati senza precondizioni per arrivare alla creazione di uno stato palestinese, ma i palestinesi hanno rifiutato chiedendo che prima Israele facesse concessioni unilaterali, incluso il congelamento di qualsiasi progetto edilizio nella parte est di Gerusalemme ed in Cisgiordania.

Nota: quando si parla dei confini del ’67 bisogna anche tener conto che di fatto non garantiscono la sicurezza ai cittadini israeliani, per questo sono inaccettabili, porterebbero solo ulteriore morte e sangue.

Bugia Nr. 3: Israele è il principale ostacolo per una soluzione basata su due stati.

In realtà il principale ostacolo sono gli stessi palestinesi. Con chi dovrebbe negoziare Israele? Col presidente Abbas al quale per 4 anni Hamas ha impedito di visitare un milione e mezzo di palestinesi a Gaza? Con l’Autorità Palestinese che glorifica i terroristi e predica costantemente odio e violenza attraverso i media che controlla e lo stesso sistema scolastico? Con Hamas, collegata all’Iran che nega l’Olocausto e proclama la volontà di annientare Israele?
Oggi è un fatto evidente che Israele è pronto a riconoscere tutti gli stati arabi, secolari od islamici, questi stati invece rifiutano di riconoscere Israele come stato ebraico e chiedono il diritto al ritorno di 5 milioni di presunti rifugiati palestinesi, una certezza per l’annientamento di Israele.

Bugia Nr.4: La potenza nucleare israeliana, non quella iraniana, è la principale minaccia per la pace e la stabilità.

Benché il governo non l’abbia mai ammesso si ritiene comunemente che Israele sia dotato di armi nucleari. Ma a differenza di Pakistan, India e Corea del Nord, Israele non ha mai condotto esperimenti nucleari. Nel 1973, quando la sua stessa sopravvivenza era in pericolo a causa dell’attacco a sorpresa egiziano-siriano nel giorno di Yom Kippur, molti ritennero che Israele avrebbe fatto uso di armi nucleari – ma Israele non lo fece. Contrariamente alla condanna in pubblico, molti leaders arabi esprimono privatamente la soddisfazione per l’esistenza di un deterrente nucleare israeliano.

Mentre Israele non ha mai minacciato nessuno, i mullah di Teheran ogni giorno minacciano di “cancellare Israele dalle carte geografiche”. Gli Stati Uniti e l’Europa possono permettersi di aspettare cosa sarà delle ambizioni nucleari del regime iraniano. Ma Israele non può. Israele è in prima linea e ricorda sempre il prezzo pagato dal popolo ebraico per non aver preso in parola Hitler. Israele non intende sacrificare altri 6 milioni di ebrei sull’altare dell’indifferenza del mondo.

Bugia Nr. 5: Israele è uno stato di apartheid che merita il boicottaggio internazionale e sanzioni.

Sulle due sponde dell’Atlantico gruppi religiosi, intellettuali e sindacati promuovono campagne di boicottaggio ingannevoli e spesso antisemite per demonizzare quello che loro chiamano lo stato ebraico dell’apartheid.
La verità è che a differenza dal Sud Africa dell’apartheid Israele è uno stato democratico. La sua minoranza araba è del 20% e gode di tutti i diritti e libertà religiose, politiche ed economiche derivanti dalla cittadinanza, ivi inclusa quella di eleggere deputati di sua scelta al parlamento d’Israele. Gli arabi israeliani e palestinesi possono accedere ai giudizi della Corte Suprema israeliana. A differenza di ciò nessun ebreo ha il diritto di possedere proprietà in Giordania, nessun cristiano od ebreo ha la possibilità di visitare i luoghi santi dell’Islam nell’Arabia Saudita.

Tra l’altro, il 68,3 per cento degli arabi israeliani preferisce vivere in Israele rispetto a qualunque altro stato al mondo (compresa la mitica palestina, dobbiamo credere) e il 58% accetta le caratteristiche ebraiche dello stato (lingua, feste ecc.). Non male, non credete, come risultato della fantomatica apartheid?

Nota a proposito del tanto pubblicizzato boicottaggio: il grande storico Raul Hilberg ha spiegato che il boicottaggio economico contro gli ebrei nella Germania nazista è stato il primo passo verso la Shoah. Lo stesso grido “raus mit uns” (fuori con noi) ferisce ora lo Stato di Israele; è tornata la minaccia nazista “kauf nicht bei Juden…” (non comprate dagli ebrei).

Bugia Nr.6: Il progetto di costruire 1600 case a Gerusalemme Est prova che Israele sta “giudaizzando” la Città Santa.

I nemici d’Israele sfruttano questo argomento. Gerusalemme è una citta sacra a tre grandi religioni. La sua popolazione include una maggioranza ebraica e minoranze cristiane e musulmane. Dal 1967, per la prima volta nella sua storia, a Gerusalemme esiste una piena libertà religiosa per tutte le fedi. Enti religiosi musulmani e cristiani amministrano i loro luoghi santi. In realtà il WAQF è autorizzato a controllare il Monte del Tempio benché esso sia parte dei resti del Tempio di Salomone e sia sacro anche alla religione ebraica.
Nel frattempo l’amministrazione municipale di Gerusalemme deve far fronte alle necessità di una moderna città in espansione. L’infelice tempistica dell’annuncio, durante la visita del vice presidente americano Biden, della costruzione di 1600 nuovi appartamenti a Ramat Shlomo, non riguardava i quartieri arabi di Gerusalemme Est, bensì una zona della parte settentrionale della città da molto tempo abitata da una numerosa popolazione ebraica (250.000 persone). Si tratta di una zona alla quale Israele non rinuncerà mai.

Bugia Nr.7: La politica israeliana mette in pericolo le truppe occidentali in Afghanistan ed in Iraq.

Il generale americano Petraeus ha affermato che Israele è un importante alleato strategico. Da una soluzione del conflitto israelo-palestinese tutti trarrebbero beneficio, ma un ritorno ai confini del 1967 metterebbe in pericolo la stessa sopravvivenza di Israele a risulterebbe disastroso per la stessa credibilità degli Stati Uniti.

Bugia Nr. 8: La politica israeliana è la vera cause dell’antisemitismo nel mondo. 

Dall’Inquisizione ai pogroms, fino ai 6 ioni di ebrei assassinati dai nazisti, la storia dimostra che l’odio antiebraico esisteva su scala globale anche prima della creazione dello stato d’Israele. Nel 2010 esisterebbe anche se Israele non fosse mai stato creato. Una indagine demoscopica evidenzia che il 40% degli europei ritiene che la recente crisi economica globale sia dovuta al fatto che “gli ebrei hanno troppo potere economico”, il che non ha nulla a che fare con la politica israeliana.
La disputa israelo-palestinese aggrava le tensioni tra musulmani ed ebrei, ma non ne è la causa. Durante la seconda guerra mondiale il Gran Muftì di Gerusalemme, un noto antisemita, aiutò i nazisti ad organizzare la XIII Divisione delle SS, composta interamente da musulmani. Purtroppo, oltre e riferimenti rispettosi ai patriarchi e profeti ebrei, il Corano contiene anche violenti stereotipi antisemiti ai quali fanno sempre riferimento gli estremisti islamisti, incluso Hezbollah (i cui agenti hanno fatto saltare in aria il Centro comunitaria ebraico di Buenos Aires nel 1994), per giustificare l’uccisione di ebrei ovunque nel mondo. La sparizione di Israele non farebbe che incrementare le attività di chi odia gli ebrei.

Bugia Nr.9: Israele e non Hamas è responsabile della catastrofe umanitaria a Gaza. Goldstone ha ragione quando nel suo rapporto accusa Israele di aver commesso crimini di guerra contro civili.

Il Rapporto Goldstone sulla guerra di difesa di Israele contro la striscia di Gaza controllata da Hamas, dalla quale oltre 8.000 razzi sono stati sparati da quando nel 2005 Israele si era ritirato unilateralmente, è il prodotto ampiamente criticato di un Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU che gode di pessima fama. Questo Consiglio è oberato da false risoluzioni anti-israeliane e si rifiuta di segnalare i gravi abusi dei diritti umani commessi in Iran, Corea del Nord, Sudan,Arabia Saudita, Cuba ecc. Qualunque stato membro delle Nazioni Unite, se avesse dovuto fronteggiare attacchi armati come quelli sferrati da Gaza, avrebbe reagito sicuramente con molta più durezza di quanto ha fatto Israele.
Richard Goldstone,un giurista ebreo sudafricano, ha firmato un documento preparato da investigatori la cui qualifica per l’incarico era di essere anti-israeliani. Egli ha accettato qualsiasi accusa rivolta contro Israele, ma ha insistito perché tutte le udienze tenute a Gaza fossero trasmesse in televisione, assicurandosi in tal modo che nessun palestinese avrebbe osato accusare Hamas di aver fatto uso di scudi umani e di aver ammassato armi e munizioni in moschee ed ospedali. Alan Dershowitz, professore di Harvard, ha denunciato questo rapporto, che accusa i soldati israeliani di crimini mai commessi, come un moderno processo per omicidio rituale.

Nota: Goldstone si è più volte dimostrato pentito per quello che ha fatto, come ad esempio in questi 2 casi:

http://www.informazionecorretta.it/main.php?mediaId=8&sez=120&id=39185

e

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=42202

Bugia Nr. 10: L’unica speranza di pace è che si costituisca un unico stato binazionale, che sostituisca lo stato ebraico d’Israele.

La soluzione di uno stato unico, prospettata da alcuni intellettuali, eliminerebbe lo stato che costituisce la patria storica del popolo ebraico. Ma altre pressioni affinché Israele accetti una soluzione consistente in tre stati – uno stato dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania ed uno stato di Hamas, terroristico e forte di un milione e mezzo di abitanti – a Gaza non sono meno pericolose. E tutto ciò mentre Hezbollah, propaggine dell’Iran in Libano, ammassa impunemente 50.000 missili e minaccia il nord ed il centro di Israele, con le sue città più popolose.
La maggior parte degli esperti ritiene che la sola speranza di una pace durevole è che esistano due stati, con confini precisi e definitivi. Ma purtroppo le indagini demoscopiche segnalano che mentre questa soluzione piace alla maggioranza degli israeliani molti palestinesi le si oppongono.

Inoltre sia le autorità palestinesi che arabe sono contrarie all’esistenza di un qualsiasi stato d’Israele (e di un qualsiasi stato non governato da leggi islamiche)

La Carta dell’OLP, nota anche come “la Carta Nazionale Palestinese” o “il Patto palestinese”, è stata adottata dal Consiglio Nazionale Palestinese (PNC) il 01-17 luglio, 1968. Si legge:
“Articolo 2: la Palestina, con i confini che aveva durante il mandato britannico, è un’unità indivisibile territoriale.
“Articolo 9: La lotta armata è l’unico modo per liberare la Palestina. E’ la strategia globale, non solo una fase tattica. Il popolo arabo palestinese afferma la propria assoluta determinazione e la ferma risoluzione di continuare la loro lotta armata e di lavorare per una rivoluzione popolare armata per la liberazione del proprio paese e il ritorno ad esso. Essi inoltre fanno valere il loro diritto alla vita normale in Palestina e di esercitare il loro diritto all’autodeterminazione e alla sovranità su di essa.
“Articolo 19: La partizione della Palestina nel 1947 e la creazione dello Stato d’Israele sono del tutto illegali, indipendentemente dal passare del tempo, perché erano contro la volontà del popolo palestinese ed al loro diritto naturale nella loro patria, e in contrasto con i principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare il diritto all’auto-determinazione.
“Articolo 20: La Dichiarazione di Balfour, il Mandato per la Palestina, e tutto ciò che si è basata su di essi, sono considerati nulli. Le rivendicazioni di legami storici e religiosi degli ebrei con la Palestina sono incompatibili con i fatti della storia e la vera concezione di ciò che costituisce statualità. L’Ebraismo, essendo una religione, non è una nazionalità indipendente. Né gli ebrei costituiscono una singola nazione con una propria identità, sono cittadini degli stati a cui appartengono “.

La Costituzione FATEH si richiama all’articolo 12 per la:
“Completa liberazione della Palestina, e l’obliterazione dell’economia sionista, dell’esistenza politica, militare e culturale”.

Per quanto riguarda come andrà a raggiungere il suo obiettivo di cancellare Israele dalla carta geografica, la costituzione Fateh, l’articolo 19, non ha mezzi termini:
“La lotta armata è una strategia e non una tattica, e la rivoluzione armata del popolo arabo palestinese è un fattore decisivo nella lotta di liberazione e per sradicare la presenza sionista, e questa lotta non cesserà a meno che lo stato sionista sia demolito e la Palestina completamente liberata . ”

La Carta di Hamas (acronimo di “Movimento di Resistenza Islamico”) afferma nel suo secondo comma:
“Israele sorgerà e rimarrà eretto finché l’Islam non lo eliminerà, come ha eliminato i suoi predecessori. Il martire, Imam Hassan al-Banna, Possa Allah pregare per la sua anima. “

 

Fonte: http://veromedioriente.altervista.org/bugie_israele.htm

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From → ATTUALITA'

3 commenti
  1. Non sono riuscito a leggere tutto il documento intitolato :”le 10 bugie diffuse su ISRAELE”. Mi sono fermato alla prima …. anche perché le bugie su ISRAELE sono infinite. Comunque condivido il contenuto del documento che andrebbe abbreviato in tanti interventi, come tante scudisciate contro ignoranti e nazioni che spargonio l’odio. Questo é un broblema che deve essere seriamente portato e riportato all’O.N.U. che deve saper responsabilizzare tutte le Nazioni Islamiche e soprattutto l’IRAN , che deve essere bersagliato da sanzioni di ogni tipo. Il pericolo é una guerra mondiale.
    firmato: Eugenio Luxardo
    P.S. desidero essere informato riguardo ogni decisione imminente. Grazie !

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