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REPLICA ALL’ARTICOLO DELL’AVV. MAZZOLA APPARSO SUL BLOG DE IL FATTO QUOTIDIANO.

11/11/2012

Ho appena finito di leggere l’articolo dell’avvocato Mazzola sul blog de “Il Fatto Quotidiano”, recante il titolo “Mediazione civile, una riforma un malafede?”.

Ormai siamo abituati a dover rintuzzare i sistematici attacchi mediatici quotidiani all’istituto della mediazione drammaticamente fuorvianti e quindi mi preparo ad una doverosa ed ennesima replica.

Preliminarmente, non ho compreso il parallelismo con il tragico terremoto dell’Aquila, ma evidentemente ormai la demagogia è una moda e ne prendo atto. Inoltre ,è giusto precisare che, la mediazione finalizzata alla conciliazione, non è semplicisticamente un istituto giuridico introdotto con il d.lgs. 28/2010, bensì esso prende le sue origini dalla Direttiva Comunitaria Europea 52/2008, la quale si è posta l’obiettivo di facilitare l’accesso alla risoluzione alternativa delle controversie e di promuovere la composizione amichevole delle medesime incoraggiando il ricorso alla mediazione e garantendo un’equilibrata relazione tra mediazione e procedimento giudiziario. Sempre nel contenuto di tale direttiva, è prevista l’attuazione di una legislazione “domestica” sulla mediazione, a carico dei paesi membri, da emanare entro il 21 maggio 2011. Il trait – d’union tra la predetta Direttiva ed il d.lgs 28/2010, è rappresentato dall’art. 60 della legge delega 18.06.2009 , n. 69 lett. b, i, p, q.

Dopo questa fisiologica precisazione, non condivido e non comprendo neanche l’accostamento della mediazione alla “casa matta”, ma probabilmente l’avv Mazzola non ne conosce il significato in quanto quest’ultima è un opera di fortificazione militare a prova bomba.

Comunque, per rimanere in tema di metafore, sarebbe più affascinante attuare in Italia quella della “multidoor –courthouse” coniata dal padre dei sistemi ADR il Prof. Frank Sander: dove Le molteplici “porte del tribunale” rappresentano le varie opzioni di trattamento della lite verso cui le parti che vi entrano , possono essere indirizzate oltre che al giudizio ordinario ai vari sistemi alternativi di risoluzione della controversie con la “moderna mediazione” capofila di quest’ultimi .

In America e successivamente nei paesi della common law ed anche della civil law, si è giunti a questa soluzione perché già nel 1906, l’avvocato Nathan Roscoe Pound, ad un Convegno Nazionale dell’avvocatura statunitense, che aveva come argomento principale la problematica dell “explosion litigation” che affliggeva i tribunali dell’epoca, affermò che tutte le riforme processualcivilistiche tese a “snellire” il processo americano ottenevano l’effetto contrario, a causa della verticalità del diritto unitamente all’uso distorto di quest’ultimo da parte degli avvocati contagiati da un avversarialità patologica.

Ed ecco che si iniziò a pensare ad un sistema alternativo o appropriato di risoluzione alternativa delle controversie che affiancasse il sistema Giustizia per combattere la “tribunalizzazione” selvaggia. Il buon Pound ebbe una premonizione felice che ad oggi ci dice che dove esiste un sistema giustizia efficiente vi è altresì un sistema adr efficiente.

Se l’avv. Mazzola afferma che l’avvocatura italiana è propensa a questo istituto, alla luce dei drammatici dati che vedono la giustizia italiana agli ultimi posti al mondo, vuol dire che i sistemi adr o non si conoscono bene o non si usano in maniera significativa.

Fra l’altro, in questi giorni l’avvocatura tutta sbandiera la previsione legislativa della c.d. “negoziazione assistita” già operativa nell’ordinamento giuridico francese: peccato che in Italia, tranne rarissimi casi, si confonde lo strumento transattivo con l’istituto de qua. Ergo si vuole l’introduzione di un istituto presumendo di conoscerlo, ma in realtà così non è, e quindi sarà bene intraprendere un apposito percorso formativo.

Per quanto concerne l’obbligatorietà, così tanto demonizzata, essa non obbliga a conciliare (questa sì sarebbe una contraddizione) ma ad esperire un tentativo conciliativo che il più delle volte, raggiunto l’accordo (in mediazione è fuori luogo parlare di diritto di difesa) ,tutela non solo i diritti del cittadino di cui parla l’autore, ma anche i bisogni e gli interessi sottesi ai primi che permetteranno, sotto la guida di un terzo facilitatore, di curare il conflitto anziché esasperarlo : l’ accordo ha natura premiale, la sentenza sanzionatoria (uno vince ed uno perde) .

Non solo, ma i costi della procedura,al netto del credito di imposta ex art. 20 d.lgs. 28/2010, sono interamente ammortizzati per controversie sino a 50.000 euro. E del risparmio per aver evitato le lungaggini della nostra giustizia malata? Ne vogliamo parlare? O vogliamo continuare a mettere la testa sotto la sabbia?.

A proposito di percentuali, rammento all’autore che va riportata la media ponderata (48%) dei successi in mediazione e non la media matematica: e questa cos’è? Buona fede?.

Per non parlare del paventato business degli organismi di mediazione e degli enti di formazione: come se i professionisti di questo settore non dovrebbero essere retribuiti per le loro prestazioni professionali. Ma anche in questo contesto dobbiamo intenderci sul reale significato di business.

Concludo comunque con l’auspicio di una reale volontà (non solo di facciata) dell’avvocatura di voler avvalersi degli strumenti adr ed in primis della mediazione e che si approcci a questo istituto secondo l’ottica di un opportunità e non di una demenutio. Ovviamente siamo disponibili ad una negoziazione con l’avvocatura al fine di trovare un punto di incontro tra cultura della mediazione e cultura legale. 

Di Avv. Pietro elia

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From → ATTUALITA'

One Comment
  1. Devo complimentarmi con l’Avv. Pietro Elia che a differenza mia,che leggendo stamane l’articolo dell’Avv. Mazzola, avevo visto una tal carica di abnormi mostrosità di malafede e paragoni direi quantomeno offensivi, che mi era venuto il pruriito di rispondere a tono ma non ho creduto il caso di perderci nemmeno un minuto. La risposta di Elia invece è efficace e chiara perciò salgo sul carro e do adesione del mio Organismo al messaggio condiviso appieno.
    Grazie

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