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BERLUSCONI DISARCIONA LE AMAZZONI.

24/10/2012

La contromossa serve a dire “ora basta”. Basta a chi vuole sfasciare tutto cavalcando l’onda lunga della rottamazione nel nome di un presunto nuovo; basta coi tentativi destabilizzanti e le spinte ad azzerare anziché costruire. Alfano non lo dice ma lo fa intendere: non ci sono amazzoni che tengano nel partito al quale lavora. Rinnovamento, pulizia, orgoglio: nel lessico del Pdl 2.0 non c’è la parola demolizione. Da Norcia, al convegno di Magna Carta, il segretario annuncia una nuova squadra per rafforzare il partito e rilancia il percorso mai abbandonato: la ricostituzione dell’area dei moderati. In attesa di capire cosa farà per davvero il Cav.

All’azzeramento che ha alzato il livello della tensione interna, Alfano contrappone la ricostruzione e l’invito a non cedere alla rassegnazione. Tutt’altro: lo sprone è a difendere con orgoglio il patrimonio culturale, valoriale e politico acquisito in questi venti anni nel solco del quale si è formata una classe dirigente.

Lo stesso orgoglio col quale ora “organizzeremo la nuova fase del centrodestra italiano”; l’orgoglio di ripartire dai valori e il primo valore – scandisce Alfano davanti a una platea che probabilmente attendeva proprio da lui un segnale netto dopo tante polemiche – è la centralità della persona. Paradigma dal quale discende che la persona viene prima dello Stato, non viceversa e col quale continua a mandare messaggi a Casini (nonostante le scarse risposte). La squadra nuova avrà il compito di consolidare e rinnovare il partito. Sarà fatta di “elementi politici di grande livello, uomini e donne perbene, capaci di rappresentare al meglio i nostri territori, sia a livello nazionale che locale”. Tolleranza zero “verso i ladri” e pulizia, l’indicazione di fondo.

Il passo successivo è unire i moderati, nel solco dell’appello lanciato da Renato Schifani sul Corsera. Alfano fa suo il percorso indicato dal presidente del Senato quando scrive che serve un “manifesto” per “la Terza Repubblica” inteso come base per una “Costituente dei moderati” al quale aggiungere una sorta di patto pre-elettorale tra le forze che lo condividono per fissare le linee guida della madre di tutte le riforme: una nuova architettura dello Stato.

E tuttavia il tema è legato a doppio filo a ciò che farà il Cav. nelle prossime settimane se come pare, tutto si deciderà dopo l’esito del voto in Sicilia. Berlusconi ha fatto un passo di lato ma sono in molti a ritenere che continui a considerare l’ipotesi di uno spacchettamento del partito. Ed chiaro che la mossa di Alfano a Norcia serve a indicare una direzione diversa che non disperda ma riaggreghi. Altrettanto chiaro che una visione del genere chiama alla responsabilità, in primis Casini e chi come lui si colloca in un’area di centro. Perché Alfano è convinto che i moderati, oggi che gli schemi tradizionali sono caduti, siano alla ricerca di “un nuovo destino”. Così come del fatto che “il protagonista di questi anni Berlusconi ha detto che per favorire questa ricomposizione è disponibile a non ricandidarsi se questo favorisce l’area dei moderati”.

Il che significa che non ci sono più alibi e che i leader dell’area moderata devono avere la “stessa visione appassionata e generosa”. I rischi sono chiari: “Ci sono due modi per far vincere la sinistra: votarli oppure separare i moderati”. Una prospettiva larga, insomma, che supera il contingente e si proietta nel dopo-voto. Ma che non prescinde dalla sottolineatura di ciò che nel contingente – alias la legge di stabilità del governo Monti – va corretto e sul quale il Pdl non è disposto a fare il notaio: l’Iva va ridotta e non vanno colpite le famiglie rivedendo in corsa il sistema delle detrazioni, perché – dice Alfano – “sarebbe un tradimento del patto tra Stato e cittadini e noi non lo consentiremo”. C’è un altro tema – caldissimo – che Alfano non tralascia e anche qui sembra voler sgomberare il campo da malcelate interpretazioni: con il Cav. fuori dall’idea della candidatura alla premiership si dovranno fare le primarie (ribadisce a SkyTG24).

Il ragionamento sulla prospettiva lo riprende Gaetano Quagliariello commentando la lettera di Schifani che “riconosce come tutti i passi compiuti per fronteggiare la difficile situazione economica rischiano di essere vanificati da una fragilità strutturale delle istituzioni che è il vero punto debole dell’Italia. Serve rafforzare gli argini che ancora tengono e su questi costruire, non sfasciare. Serve un percorso costituente. E’ su uno Stato che si riorganizzi a partire dalla centralità della persona che si gioca la sfida del futuro”. Il vicepresidente dei senatori Pdl è convinto che questa sarà la “partita della prossima legislatura, ma per vincerla bisogna impostare fin da ora un preciso cammino politico-istituzionale. Un percorso lungo il quale “si può e si deve anche aprire un confronto fra tutte le forze moderate che si oppongono alla sinistra affinchè si possa affrontare insieme questo appuntamento costruendo le ragioni di un’alleanza che abbia l’ambizione di governare il Paese”.

Ed è lo stesso Quagliariello al termine degli Incontri di Norcia (Etica e crescita nella crisi del Duemila, il tema della settima edizione) a ribadire i concetti-chiave in una lettera di ringraziamento e di risposta al messaggio inviato dal cardinale Bagnasco nella prima giornata di lavori: “Oggi in pochi dubitano che le attuali difficoltà nelle quali versano il mondo, l’Europa e l’Italia abbiano una radice culturale ed etica, come sia dunque necessario ripartire dai principi della nostra tradizione che in parte rilevante si identifica nel cristianesimo”. Convinzioni che “d’altra parte, sono state in noi rafforzate dalla lettura della Caritas in Veritate, che rigetta una visione pauperistica e anticapitalista ma allo stesso tempo evidenzia come non possa esservi cesura tra la logica dell’accumulazione e quella della distribuzione del benessere, così come non può esserci scissione tra i fondamenti dell’etica, la difesa dell’umano nella sua integralità, e le regole proprie della società capitalistica”.

A Norcia tutto questo è considerato il punto di partenza e non di arrivo come più volte hanno ribadito nei loro interventi il senatore Maurizio Sacconi e la parlamentare Eugenia Roccella.

Il Pdl riparte da qui, dunque. Dai valori, dalla tradizione e da nuove idee, senza rassegnazione e con orgoglio. Parola alla quale Alfano torna con la chiosa sul Pdl. Cita Sant’Agostino seppure nella città di San Benedetto: la speranza ha due figli, la rabbia e l’orgoglio. Rabbia per la realtà delle cose, coraggio per cambiarle. Replica di Quagliariello, non a caso sull’insegnamento di San Benedetto: quando l’impero romano crollava ha tirato su un argine ripartendo dai valori della tradizione e costruendo un nuovo umanesimo.

Sta anche qui la differenza tra chi, nel Pdl, vuole sfasciare e chi – invece – sceglie di costruire.

da L’Occidentale.it

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From → POLITICA

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