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DUE CONFERME

07/09/2012

Ieri abbiamo avuto due fondamentali conferme in relazione alla crisi economica che stiamo attraversando.
La prima ci viene dalla BCE: è bastato che Draghi vincesse (incrociamo le dita) la sua battaglia contro le resistenze dei banchieri tedeschi, finalmente isolandoli, sul ruolo della BCE, finalmente assimilandola a tutte le altre banche centrali anche nelle possibilità di intervento sui cosiddetti “mercati”, perché lo spread si sgonfiasse e le Borse ripartissero alla grande. Dunque, è vero che il focolaio della crisi era lì, ossia nella gestione di una moneta unica nata male, e che il nemico da battere era il Quarto Reich, che aveva di fatto colonizzato la UE detronizzandone gli organismi comuni.

Ci sarebbe da domandarsi se tutto ciò non si poteva fare prima, evitando un anno di devastante logoramento delle economie dell’euro-zona, e se a tale ritardo non abbiano contribuito atteggiamenti troppo servili nei confronti dell’arroganza teutonica, cui si è concesso perfino un diritto di vita o di morte sui governi democraticamente eletti di Nazioni ancora sovrane.
La seconda ci viene invece dall’OCSE, che ha accresciuto dall’1.7 al 2.4 le previsioni sul calo del PIL italiano, che non potrà non riverberarsi negativamente sul deficit e sul debito, vanificando i sacrifici degli Italiani se non determinandone degli altri. Di qui la conferma che sono fragorosamente sbagliate le politiche economiche di Monti, pesantemente recessive, all’insegna della massimizzazione dell’oppressione fiscale e burocratica, nelle quali un’unica vera riforma, quella delle pensioni peraltro con il pasticciaccio degli esodati, è stata contro-bilanciata in negativo dall’autentica contro-riforma del mercato del lavoro che ne è stato irrigidito invece che reso più flessibile, restando tutto il resto com’era con la sola eccezione di una gragnola di tasse e di soffocanti misure da “Stato di polizia”. Ed infatti, mentre il livello del debito pubblico continua a battere regolarmente i suoi stessi record, crolla l’occupazione e boccheggiano sia le entrate, falcidiate dal crollo dei consumi, sia gli ammortizzatori sociali, sovraccaricati oltre ogni sopportazione, in una continua moria di imprese e nell’essiccamento delle residue capacità di acquisto da parte delle famiglie.
E’ del tutto ovvio che le politiche sbagliate di Monti rischino anche di azzerare gli effetti del pur tardivo coraggio di Draghi, fino a costringerci ad elemosinare aiuti per i quali il prezzo da pagare sarebbe altissimo, e cioè quel che resta della nostra sovranità nazionale e con essa della nostra democrazia.
Il risultato sarebbe proprio quello che oggi immaginiamo di avere evitato, ossia la nostra annessione pura e semplice, in umilianti condizioni coloniali, al Quarto Reich, che forse ha soltanto tatticamente rinviato il suo trionfo al fine di renderlo ancor più totale ed irreversibile. A meno che qualcuno non si decida ad evidenziare a Monti che quella che lui sta praticando non è economia né “sociale”, né “di mercato”, ma soltanto di rapina. E non funziona proprio per questo.

Di Tommaso Francavilla

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From → ATTUALITA', POLITICA

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