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PER TORNARE A VINCERE.

05/09/2012

Con il “de profundis” del PD all’accordo sulla riforma elettorale che prevedeva i Collegi uninominali, una quota di proporzionale con listini bloccati ed il premio di maggioranza al primo Partito (né ci si poteva attendere altro, dato l’evidente interesse del duo Bersani-Vendola al mantenimento del “porcellum”), si apre sostanzialmente la campagna elettorale per le politiche. Rispetto a questo appuntamento che potrebbe anche essere anticipato, in grave ritardo è il PDL, sia per un isolamento allo stato difficilmente rimediabile, sia soprattutto perché non riesce ancora a mettere a fuoco un progetto complessivo che attragga un elettorato sempre più sconcertato.
Eppure le condizioni di un concreto rilancio vi sarebbero tutte.
L’esperienza-Monti, pur celebratissima in un tripudio di mistificazioni dagli organi di regime, ha ampiamente deluso gli Italiani che avevano visto nel Professore una sorta di salvatore della Patria, e che oggi devono prendere un atto di una situazione complessiva documentatamente peggiorata anche rispetto all’ultimo Berlusconi, nella totale latitanza di quella bacchetta magica che veniva attribuita al suo successore, che sopravvive ormai a botta di annunci a vuoto dal tanfo delle macerie che, invece di rimuovere, ha incrementato. Ed il 44% di Italiani che oggi non andrebbe a votare –nonostante tutto- nemmeno per Grillo e per la sinistra rappresentano pur sempre un’immensa riserva che, adeguatamente coltivata, potrebbe perfino invertire le attuali previsioni sull’esito del voto.

Quella infatti che sale dal Paese, oltre ad un’anti-politica che non si scaricherà più soltanto sul cosiddetto berlusconismo, è una domanda che dovrebbe essere molto più facilmente intercettata da un centro-destra che sappia fare il suo mestiere. E’ tornato il tempo, per esempio, di una urgente e sacrosanta rivolta fiscale, mentre si sta ricomponendo (vedasi il caso-Taranto) un’alleanza inter-classista per lo sviluppo ed il lavoro che una sinistra prigioniera di ideologismi vecchi o riverniciati (si pensi al fondamentalismo pseudo-ambientalista) non è in grado di rappresentare.
Ma perché il centro-destra possa tornare ad essere competitivo, nell’interesse perfino di un avversario al quale la certezza della vittoria rischia di bloccare un necessario ricambio (vedasi le scomuniche a Renzi e la riesumazione di Prodi), deve avere il coraggio di porre, utilizzando senza timidezze la sua forza parlamentare, all’azione dell’attuale governo paletti chiari che anticipino fin d’ora il suo progetto per il prossimo.
Bene dunque il semi-presidenzialismo, ma ancor meglio –per esempio- qualche concreto emendamento in materia di eliminazione dell’IMU sulla prima casa o dei rovinosi restringimenti alla flessibilità in entrata della demenziale contro-riforma del mercato del lavoro targata-Fornero, per non parlare della responsabilità civile dei giudici, degli abusi nelle intercettazioni e delle semplificazioni della burocrazia richieste dalle imprese ma allo stato non troppo misteriosamente bloccate.
Quel che non ci si può permettere è affondare appesi a Monti ed alla sua dante causa tedesca. Anche perché questa saprà far premiare il suo fido agente a Roma, ed a terra resterebbe soltanto il povero PDL, sedotto, tradito ad abbandonato, insieme al grande Popolo di moderati e di produttori che, pur nella sua desolante inadeguatezza, resta il solo a poter realmente rappresentare.

Di Tommaso Francavilla

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From → POLITICA

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