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IL MEGA FLOP DEL PRESERVATIVO , MA NESSUNO NE PARLA!

31/08/2012

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito che «milioni di persone sono affette da gonorrea e sono a rischio di rimanere a corto di opzioni di trattamento a meno che venga approvato un intervento urgente», questa è la frase con cui ha messo in guardia da un’espansione mondiale di un ceppo di gonorrea resistente ai farmaci. I Paesi coinvolti sono sopratutto Australia, Francia Giappone, Norvegia, Svezia e Regno Unito, e «i dati disponibili mostrano solo la punta di un iceberg», secondo Manjula Lusti-Narasimhan, ricercatrice dell’OMS. Dai dati pubblicati si è anche scoperto che esiste una ripresa generale nel mondo occidentale di malattie sessualmente trasmissibili (MST). Riferendosi alle quattro più frequenti (sifilide, gonorrea, clamidia e trichomonas vaginalis), vengono diagnosticate quasi 450 milioni di nuovi casi all’anno.

Certamente a contribuire a questa ripresa è anche la diffusione nel mondo occidentale dei comportamenti omosessuali e bisessuali: nella comunità LGBT del Regno Unito, ad esempio, il numero di casi di gonorrea è cresciuto, rispetto all’anno passato, del 61%, mentre la clamidia e la sifilide sono aumentate del 48 e 25%, secondo l’Agenzia ingleseper la Protezione della Salute. Secondo uno studio del Department of Health and Mental Hygiene di New York, gli omosessuali hanno 140 volte più probabilità di avere una nuova diagnosi di HIV e sifilide rispetto agli uomini eterosessuali. Un secondo studio ha inoltre suggerito che le persone con comportamento omosessuale o bisessuale sono un potenziale ponte di trasmissione del virus HIV verso la popolazione generale femminile.
Al di là del problema dell’omosessualità, questo continuo aumento di malattie sessualmente trasmissibile dimostra quanto sia insufficiente ed inadeguata la massiccia diffusione di preservativi, usata come unica risposta a queste problematiche. E’ evidente che non c’è un interesse (economico, sopratutto) ad offrire risposte differenti, e per questo è nato un polverone immenso quando Benedetto XVI ha detto la verità (riferendosi all’Africa, ma valido per tutti i Paesi): «non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi, pur necessari […], non si può superarlo con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema. La soluzione può essere solo duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro; la seconda, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti».
Per questo un gruppo di epidemiologi e medici ha affiancato il Papa parlando di «visione realista» del problema, per questo il Dr Edward Green, direttore della Harvard HIV Prevention Research Project ha affermato: «quando il Papa ha detto che la risposta sta proprio nella fedeltà e nella monogamia, questo è esattamente quello che abbiamo trovato empiricamente». Gli studi suggeriscono che «con la promozione intensiva del preservativo, in realtà le persone aumentano il numero di partner sessuali», è l’effetto della “compensazione del rischio” che rende totalmente controproducente la distribuzione di preservativi. Le indagini mostrano anche che nei Paesi africani a maggioranza cattolica, vi sia anche un minor tasso di AIDS e non è un caso che l’Università di Harvard abbia premiato una suora, Miriam Duggan, per aver sconfitto l’AIDS in Uganda (senza condom).
La vera risposta all’AIDS al di fuori dell’Occidente è quella di permettere l’accesso gratuito alle cure, come più volte chiesto dal card. Tarcisio Bertone e dallo stesso Benedetto XVI. In Occidente, invece, occorre capire un concetto molto semplice: non è «possibile eliminare una malattia legata spesso ai comportamenti, senza cambiare i comportamenti stessi», come ha spiegato l’epidemiologo Carlo-Federico Perno direttore dell’Unità di Virologia Molecolare al Policlinico Universitario Tor Vergata. «Il problema non è l’AIDS», ha proseguito, «ma che l’AIDS è l’epifenomeno di un problema ben più ampio, legato primariamente ad una visione positivista e libertaria» della sessualità. Ecco dunque che ritornano le parole del Pontefice: «La soluzione» è «una umanizzazione della sessualità» e non tanto la distribuzione massiccia di palloncini in lattice.
Una notizia che è passata in sordina: non ne ha parlato nessuno, tranne il quotidiano Avvenire che ha riportato direttamente i dati del ministero della Sanità inglese, anticipati a sua volta dal Daily Telegraph.
Li riportiamo anche noi, arrotondati per difetto. In Inghilterra nel 2010 hanno abortito 38.000 adolescenti e di queste ben 5.000 lo hanno fatto per la seconda volta e quasi 500 per la terza volta.
A onor del vero va detto che un leggero calo rispetto al 2009 c’è stato: quasi 2.000 aborti in meno. Ma è aumentato il numero degli aborti multipli.
Insomma, c’è poco da stare allegri. Da un lato c’è una vera e propria strage di innocenti, i bambini mai nati e uccisi alla media di poco più di 100 al giorno. Dall’altro c’è il dramma di ragazze segnate per tutta la vita da una scelta così devastante.
Ci dicono che in Italia si faccia poca educazione sessuale e che si parli poco di prevenzione. Ci dicono che si dovrebbe parlare maggiormente di preservativi & pillole ma che purtroppo viviamo in una società bigotta, con troppi tabù da sfatare. Ostacoli senza i quali diminuirebbero anche gli aborti tra le ragazze. Questo ci dicono.
Sarà che noi italiani siamo diversi dagli abitanti della Gran Bretagna, ma mi risulta davvero difficile credere che, se facessimo come loro, qui le cose funzionerebbero meglio. La società inglese è più libera e aperta della nostra, è meno “bigotta”, da 5 anni si promuove in lungo e in largo la contraccezione tra i teenagers. Perché allora più di 100 ragazze ogni giorno decidono di spegnere una nuova vita che è nata in loro? Evidentemente ci deve essere qualcosa che non funziona.
Che cosa?
Potrebbe essere la qualità dei contraccettivi. Scadenti, di pessima fattura, inefficaci. Ma è un’ipotesi che ci fa ridere. Quindi la scartiamo.
Potrebbe essere allora che nonostante la pubblicità martellante, i giovani teenagers inglesi non vogliano usare né pillole, né preservativi di sorta. Anche questa ipotesi sembra inverosimile, in un Paese dove la morale sessuale è molto più sbiadita e molle di quanto non sia in Italia e dove sembra che il governo inglese abbia addirittura recapitato gratuitamente a casa di migliaia di teenagers, durante le ultime vacanze natalizie, la pillola del giorno dopo.
E allora?
L’articolo di Avvenire riportava le parole di Rebecca Mallinson, della Prolife Alliance: “Queste ragazze hanno bisogno di valori, non di consigli pratici su come abortire. E’ facile dire a una minorenne che c’è una soluzione pratica e sbrigativa ai suoi problemi, ma una soluzione di questo tipo spesso è quella peggiore per il futuro”.
Qualche tempo fa un’amica ginecologa mi raccontava la sua esperienza di medico di guardia, soprattutto il sabato sera. Mi diceva delle ragazze che si presentavano da lei assieme al partner, terrorizzati entrambi, chiedendo la pillola perché si era rotto il preservativo. Mi raccontava di vedere in questi ragazzi sguardi attoniti, preoccupati, sorpresi, come a testimoniare un improvviso risveglio da un bel gioco. Un gioco che, nella realtà, proprio gioco non era, visto che tra le possibilità contemplava niente meno che quella di diventare padre e madre di una nuova creatura…

Ci chiedevamo, allora, che cosa non funzioni in Inghilterra, tra le teenagers super informate e super protette da una società che non mette loro alcun ostacolo al sesso-libero-ma-protetto. Una società che però non riesce ad impedire che, ogni giorno, più di 100 di esse uccidano il proprio figlio e si rovinino l’esistenza per sempre.
Può darsi allora che la partita vada giocata su un altro livello? Non è che forse bisognerebbe spiegare ai ragazzi che il sesso è più che un gioco? Può essere che prima ancora del come fare l’amore a loro interessi il perché ed il che cosa significhi?
Sono risposte difficili da dare e che avrebbero bisogno almeno che si provi quest’altra alternativa. Magari i risultati sarebbero gli stessi, ma non ci è dato saperlo in anticipo. L’unica certezza sembra essere che la prima strada non funziona, e quella l’abbiamo provata già; anzi c’è già chi l’ha provata per noi.
Perché allora insistere scioccamente?

Di Marinella Tomasi

Fonte: Familiariamagazine.it, uccronline.it

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From → ATTUALITA'

One Comment
  1. la gente è proprio scema: se fa freddo si usa il cappello!!

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