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IL NO AL SACERDOZIO FEMMINILE: MISOGINIA CATTOLICA O VOLONTA’ DI CRISTO?

25/08/2012

La foto di una donna dietro l’altare, basta a dividere l’opinione pubblica sul tema, tanto dibattuto quanto attuale, del sacerdozio femminile e di una più completa apertura alle donne da parte del Vaticano.
Ma la Chiesa non può essere trasformata secondo i nostri desideri e le nostre idee e la disobbedienza di alcuni ecclesiastici “alternativi”, che sembrano addirittura ignorare le decisioni definitive del Magistero, non è certo la via per rinnovare la Tradizione. Presupposto e base di ogni rinnovamento è, invece, la conformazione a Cristo; e proprio alla luce dell’insegnamento di Cristo, possiamo determinare i principi essenziali dell’attuale promozione e considerazione della donna nella Chiesa e provare a capire il problema dell’accesso della donna al sacerdozio ministeriale.

C’è chi erroneamente afferma – e purtroppo anche con convinzione – che non vi è affatto una ragione di ordine teologico contro l’ordinazione della donna. Questa ragione invece esiste ed è la volontà stessa di Cristo, volontà che non era assolutamente condizionata dai pregiudizi della società ebraica e che ha stabilito in tutta indipendenza la struttura gerarchica della chiesa: è questa la ragione più forte che posa esistere, perché era una prerogativa di Gesù fissare le condizioni di vita della sua chiesa.
Perché questa precisa volontà di Cristo? Nessun testo evangelico ce ne spiega il motivo. Ci viene fornita, invece, una duplice indicazione: da una parte, la natura del potere conferito agli apostoli, dall’altra il disegno stesso dell’incarnazione. Agli apostoli è data l’autorità pastorale poiché la missione di governo corrisponde specialmente alle capacità dell’uomo. Nel mistero dell’incarnazione il Figlio di Dio si è fatto uomo, precisamente perché doveva esercitare un ruolo d’autorità, essere capo dell’umanità e della chiesa e, proprio sulla base di ciò, si comprende che egli designi degli uomini per esercitare il servizio di direzione nella chiesa in suo nome.
Nei primi secoli, i primi tentativi di sacerdozio femminile che la storia ricordi non si sono verificati nella chiesa, ma in sette pagane pseudo-cristiane e questi tentativi hanno provocato una reazione in cui si è affermata chiaramente l’opposizione ad ogni esercizio di funzione sacerdotale da parte delle donne, dando luogo anche a pregiudizi sfavorevoli nei loro confronti.
Ma il motivo fondamentale invocato contro l’accesso della donna al sacerdozio, si trova nel disegno divino, manifestato dalla rivelazione. Basandoci sulle Scritture, osserviamo che nell’antica alleanza nessuna donna ha esercitato il sacerdozio e che, nella nuova, nessuna dignità sacerdotale è stata accordata da Gesù Cristo alle donne che lo seguivano. Se delle donne avessero dovuto ricevere il mandato di esercitare funzioni sacerdotali, Maria avrebbe dovuto essere la prima a riceverne l’investitura; ma non è stato così e constatiamo, anzi, che non ha avuto nemmeno il potere di battezzare, né di benedire i discepoli. Non è dunque un motivo antropologico, cioè la valutazione delle qualità o dei difetti del sesso femminile, che assume un ruolo decisivo in questa posizione, ma un motivo teologico: la volontà di Dio e l’atteggiamento di Cristo.
Gesù ha sempre dimostrato la sua stima per la donna e la sua volontà di riconoscerle una perfetta uguaglianza con l’uomo.
L’errore è stato semmai quello di concepire il sacerdozio come una superiorità o come una dignità, mentre Cristo l’ha istituito come un servizio ed ha espressamente dichiarato che l’esercizio dell’autorità, lungi dall’essere la ricerca del primo posto, deve caratterizzarsi per l’umiltà del servitore.
Gesù ha voluto la promozione femminile in una via diversa da quella del sacerdozio ministeriale. Ha evitato di assegnare ai due sessi una missione identica. Ha rispettato la diversità dell’uomo e della donna, favorendo la loro complementarietà.
Durante gli anni del post-concilio, certe tendenze del movimento di emancipazione femminile hanno rivendicato, per la donna, il diritto di essere come l’uomo e di fare come lui. Ma l’assegnare alla donna un destino simile significherebbe ribadire il principio della superiorità maschile, dato che sarebbe l’uomo, in questo caso, il modello da imitare. In realtà vi sono due modelli umani, maschile e femminile e l’uno non deve copiare l’altro: la donna deve affermarsi come donna, secondo i valori propri della sua femminilità.
Nell’opera della salvezza è stato riconosciuto un nuovo valore alla personalità femminile: si tratta del ruolo materno già conferito a Maria, non soltanto nell’ordine della natura ma anche nell’ordine della Grazia.
L’immagine della complementarietà per eccellenza proviene dalla risurrezione e consiste nella missione affidata a Maria Maddalena di trasmettere il messaggio agli apostoli. Gesù mostra quindi l’autorità attribuita ai discepoli, ma, al tempo stesso, sottolinea il bisogno che essi hanno della collaborazione femminile nella diffusione della fede.
Affinché l’atteggiamento di Cristo nei riguardi della donna diventi davvero quello della chiesa, e i principi manifestati dai testi evangelici possano ricevere tutte le loro applicazioni concrete, è necessaria una trasformazione di mentalità e lo sviluppo di un sincero rispetto dei valori femminili ed una profonda stima per i due sessi.
La donna, che troppo spesso è stata relegata al ruolo di serva, ora è chiamata a rendere il suo servizio nella chiesa da vera cooperatrice, senza più essere confinata in compiti di ordine materiale o accessorio; deve far valere le sue capacità, esercitare le sue responsabilità nella libertà delle sue azioni, con legittima autonomia e facoltà di iniziativa. Ciò nonostante, la donna nella chiesa non può accaparrarsi un ruolo che non gli è proprio, una mansione che non trova argomenti legittimata, poiché non ha alcun fondamento scritturale.

Di Marina Pitone

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From → ATTUALITA', RELIGIONE

2 commenti
  1. zarathustra permalink

    il titolo poteva essere: misoginia cattolica o misognia di cristo! Sempre di misoginia si tratta, poi le motivazioni saranno anche nella bibbia, ma ciò non è che cambia molto la natura del problema! anzi ciò trasformerre la bibbia in un libro misogeno ma a mio avviso nulla di nuovo sotto il sole, quello che non capisco è come facciano le donne cattoliche praticanti ad accettare un simile trattamento

  2. Il cristianesimo è un culto fallico di adorazione di un dio che si fa maschio (o viceversa).
    la donna, non Dea, utile solo a partorire il maschio-dio
    in adorazione del principio fallico del cosmo.
    alla faccia del culto fallico di Priapo (o di tanti altri Dei fallici e NON misogini, a differenza di questa chiesa di cristo, vero maschio e vero dio), dove le donne erano sacerdotesse.

    p.s io, donna, non ho bisogno di un redentore maschile. Si fosse fatto femmina, magari evitavamo misoginia e sottomissione della donna al maschio (glorificato in cristo in virtù dei suoi genitali).

    disgustoso. orribile culto disgustoso, fatto passare per “dignità della donna”.

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