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”Mi sono fatto male da solo”. Ammissione del giovane gay

21/08/2012

Sappiamo bene quanto siano inattendibili le indagini sociologiche sull’omofobia e la stigmatizzazione degli omosessualiin quanto il 99,9% di esse si basano su autodichiarazioni degli stessi omosessuali, i quali ovviamente hanno tutto l’interesse per passare come discriminati per ottenere consenso e riconoscimenti maggiori.

Questo non vuol dire ovviamente che non vi siano atti di discriminazione (sempre da deprecare), ma che occorre sempre essere molto prudenti prima di affermare che essi siano maggiori per le persone di alternativo comportamento sessuale rispetto a quelli verso le persone obese, anoressiche o calve, ad esempio.  Esistono numerosi esempi che giustificano questa prudenza, come il recente caso di Joseph Baken, il quale ha ammesso in questi giorni in tribunale di aver perpetrato una truffa, affermando agli agenti di polizia di essere stato picchiato a causa della sua omosessualità. I media si erano già scatenati approfittando per arrivare a chiedere perfino l’adozione per i gay, divulgando nel frattempo le fotografie con la faccia tumefatta del giovane.

Baken ha infatti raccontato di essere entrato in un pub, il “Club Missoula”, nel Montana (USA) per festeggiare il suo 22esimo compleanno, dichiarando di essere gay e chiedendo indicazioni per un bar frequentato da omosessuali. Tre ore dopo, alle 4:30 del mattino, ha chiamato la polizia dicendo che un uomo lo aveva attirato fuori per fumare una sigaretta, e assieme ad altri due lo aveva picchiato e insultato.  La pagina Facebook “Wipe Out Homophobia” ha offerto il suo sostegno immediato al giovane e in poche ore è diventato un caso nazionale, tanto da comparire su ”The Huffington Post“.  La comunità LGBT stava già preparando un’invasione ai bar della città di Missoula, dove si sarebbe svolta l’aggressione, «incoraggiando gay, lesbiche, transessuali, bisessuali (e i loro amici etero) a presentarsi in massa ad ogni bar per sensibilizzare l’opinione pubblica».  Il rappresentante del legislatore dello Stato del Montana, Ellie Hill, ha invece annunciato la volontà di aggiungere l’orientamento sessuale all’elenco dei “crimini d’odio”, promettendo di introdurre il disegno di legge nel mese di gennaio.

Tuttavia, all’improvviso è emerso dal web un filmato in cui viene chiaramente mostrato che il giovane gay si è fatto male da solo compiendo un’acrobazia su una strada asfaltata. E’ stato così immediatamente interrogato dagli agenti di polizia e si è dichiarato colpevole di aver creato un falso reato. Un giudice lo ha condannato a 180 giorni di carcere, con tanto di multa da $ 300.

Esistono numerosissime bufale gay come questa, all’inizio di quest’anno, ad esempio, presso il “Central Connecticut State University” si è tenuto un “rally di solidarietà” a nome della 19enne Alexandra Pennell, una lesbica che avrebbe ricevuto note di odio a causa del suo comportamento sessuale. I funzionari hanno poi scoperto che era lei stessa l’autrice.  Nel maggio scorso, una coppia di lesbiche ha denunciato alla polizia di aver trovato la scritta “Kill the Gay” sul loro garage, con tanto di corda da impiccagione. I funzionari di polizia hanno accertato che anche in questo caso erano state le due donne ad aver inscenato gli incidenti, condannandole per malizia criminale e falsificazione.

In questi rari casi la verità è venuta a galla, ma quante altre volte non è stato così? Come si fa a continuare a credere a chi persiste a diffondere finti “al lupo, al lupo”?

Di Mauro Cubeddu

Fonte: http://www.uccronline.it/2012/08/21/il-giovane-gay-ammette-nessun-attacco-omofobo-mi-sono-fatto-male-da-solo/

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