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BOCCHINO – IL GRANDE MORALISTA UN PO’ CRETINISTA.

18/08/2012

«Mi sento antifascista perchè il fascismo ha inquinato la destra normale: un mio coetaneo, anni fa, inglese, francese o spagnolo, ha potuto avere una destra normale e moderna.
Io no perchè essere di destra significava essere fascista». Così Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, intervistato da Fabio Fazio, nella trasmissione Che tempo che fa, parlando del suo libro ‘Una storia di destra’.
«Il berlusconismo – ha aggiunto Bocchino – rischia di essere un secondo round nel senso che portando il seme del populismo, che non appartiene ad una destra occidentale ed europea, ma ad un destra sudamericana, il populismo berlusconiano rischia di fare danni per i prossimi anni»

Italo Bocchino più finiano di Fini, al punto da costringere Gianfranco a fare marcia indietro, a prendere le distanze dal suo braccio destro. Tutta colpa del caso della scorta del presidente della Camera e leader di Futuro e libertà. Nel mirino di Bocchino, vicepresidente Fli, è finita il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, che a suo dire “ha dimostrato di essere inadeguata al ruolo”. “Prima il suo dicastero ha diramato un comunicato pasticciato – osserva Bocchino – e poi lasciandosi andare ad un futurista paroliberismo con Francesco Merlo di Repubblica è venuta meno alla doverosa leale collaborazione tra poteri dello Stato”. L’accusa, un po’ ingarbugliata, è però semplice: l’editorialista di Repubblica aveva sottolineato come le accuse di Libero a Fini e alle nove stanze affittate alle sue bodyguard per due mesi in un albergo di Orbetello non possano essere bollate come “macchina del fango”, perché in ballo c’è la questione delle spese della politica. E la stessa Cancellieri aveva parlato di “spreco”. Critiche populiste, secondo Bocchino: “La Cancellieri come tutti gli italiani è sottoposta alla legge e la legge parla chiaro sancendo che le principali cariche dello Stato vanno tutelate al massimo livello, sempre e ovunque. Lei per seguire la scia dell’antipolitica ha violato i suoi doveri, dimostrando che un funzionario di provincia in pensione non può guidare il Viminale”. La conclusione, secondo il falco futurista, è obbligata: “Monti farebbe bene a prenderne atto e a valutare per quel ministero i profili di veri e leali servitori dello Stato come De Gennaro o Manganelli, lasciando al suo destino chi ha dato pessima prova di sé”. Parole di fuoco che Fini, appunto, non condivide: “Ribadisco di avere piena fiducia nei confronti del ministro Cancellieri, e non solo per la questione delle scorte. Pertanto non condivido quanto dichiarato dall’onorevole Bocchino”. Replica ufficiale che mette in evidente imbarazzo il numero due di Gianfranco.

Gli hanno dato dell’irresponsabile e dell’avvelenatore di pozzi e lo hanno accusato di aver fatto impennare lo «spread». Ma Italo Bocchino, il protagonista dell’incidente diplomatico che ha messo a rischio il governo di emergenza, ha cercato di derubricare il caso a «provocazione». Quando lo ha saputo, Gianfranco Fini non voleva credere alle proprie orecchie. Lo ha detto davvero? Mario Monti candidato premier del Pd e del Terzo Polo? Una bomba, piombata su Palazzo Giustiniani nelle ore in cui la delegazione del Pdl era attesa dal premier incaricato.

GIANFRANCO FINI
Italo, ancora lui. Dopo l’estate di fuoco con Sabina Began e dopo il gossip sulle presunte frequentazioni con la trans Manila Gorio, il vicepresidente di Fli è rimasto di nuovo vittima della sua voglia di protagonismo. La storia con la Began finì con lui che annunciava querela per diffusione di sms privati e lei, «l’ape regina» delle feste berlusconiane, che lo accusava di stalking. Ma questa volta le ripercussioni potevano essere drammatiche, anche sul piano internazionale.

Il casus belli è un articolo di Francesco Verderami sul Corriere di ieri, in cui il vicepresidente di Fli, ragionando delle «opzioni» che il Terzo polo ha di fronte, non esclude una «alleanza con il Pd che preveda Monti come candidato per palazzo Chigi». Quando arriva la mazzetta dei giornali, in via dell’Umiltà scatta l’allarme. Alfano, Gasparri e Cicchitto stanno per incontrare il premier incaricato e il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, dirama una nota a nome del partito: «Il tentativo di Monti viene messo irresponsabilmente a rischio».

MARIO MONTI
Gaetano Quagliariello denuncia «l’irresponsabilità di certe dichiarazioni avventate» e chiede a Monti di dichiararsi «indisponibile» alla candidatura. Alfredo Mantovano accusa Bocchino di portare il suo «discreto contributo» all’impennata del differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi e Guido Crosetto non ci va leggero: «C’è chi pensa solo al proprio orticello e spera di ricostruirsi uno spazietto». Dichiarazioni veementi, per stoppare le quali deve intervenire Fini. «La provocazione di Bocchino è stata un errore», confida ai suoi.

BOCCHINO CON LA BEGAN
Il fatto è che l’irrequieto Italo, alla ricerca dell’ennesima ribalta, ha divelto uno dei paletti piantati dal Pdl durante le consultazioni: la richiesta che Monti non scenda in campo alle prossime politiche. E c’è dell’altro. Perché nel centrodestra, leggendo il Bocchino pensiero, molti si sono convinti che i «falchi finiani» stiano tramando per far saltare la costituente dei moderati.

BOCCHINO E CARFAGNA IN PARLAMENTO
La gaffe di Bocchino, oltre aver fatto (molto) irritare Fini, ha a dir poco stupito Casini e Pisanu, che hanno lavorato sodo per preparare il terreno al governo di emergenza. E anche Bersani dev’essere rimasto di sasso visto come la presidente del Pd, Rosy Bindi, ha strattonato Bocchino e la sua «fantasia che non aiuta la realtà». Che Italo fatichi a star lontano da riflettori e riviste patinate è cosa nota.

PIER FERDINANDO CASINI
E ora la «rivoluzione copernicana del governo tecnico», temono i colleghi di Fli, rischia di acuire le sue sofferenze per la scarsa visibilità. Per chiudere la vicenda non restano che le scuse. E non sarebbe la prima volta. Per la relazione con Mara Carfagna gli toccò cospargersi il capo di cenere in tv, ammettendo di aver fatto soffrire la moglie. Ma poi c’è stata la Began. In una intervista ad Angela Frenda sul Corriere del 16 settembre Gabriella Buontempo parla del suo ex marito come di un uomo «ingenuo e machista», che soffre di «cretinismo da separazione».

Di Marinella Tomasi e Pigi Sanna

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From → POLITICA

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