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COSA VEDONO GLI OCCHI AL DI LA`DEL BURQA?

12/08/2012

Quando la presunzione umana, pretende di possedere la Verita`Assoluta dei Misteri del Divino e bolla come “nemico” / “diverso” colui che ha una visione differente dalla propria, cade nella piu`bieca trappola a cui l’essere umano puo incombere : “la superbia”.

Questo atteggiamento porta ancora oggi nell’Islam, come ha portato in passato a vere e proprie “guerre di Religione”; l’irrazionalita`di questa condotta ,e`asseverata dal fatto che a livello escatologico i miracoli compaiono in tutte le Religioni; eccone degli esempi:
“Nell’ebraismo, il miracolo è un segno dell’onnipotenza di Dio e della sua benevolenza nei confronti del popolo eletto, particolarmente frequente nei giorni dell’esodo dall’Egitto.
Nell’islamismo i miracoli sono considerati segni dell’onnipotenza di Dio.
Nell’Antico Testamento sono registrati numerosi eventi considerati miracolosi. Due di questi, in particolare, cioè l’uscita dall’Egitto e la divisione delle acque del Mar Rosso, sono divenuti simboli di tutte le liberazioni avvenute per opera divina nella storia, e tema di un’ampia letteratura ebraica.

Nell’induismo.

Giovedì 21 settembre 1995, il mondo intero apprese che delle statue indù “bevevano” del latte.
Mai prima d’ora simili miracoli si sono verificati simultaneamente e su scala tanto vasta. Televisioni, radio e stampa si sono occupati di questo straordinario fenomeno; giornalisti scettici hanno addirittura offerto personalmente il latte agli dei per poi costatare umilmente che il latte spariva veramente. Tutto iniziò, all’alba, in un tempio alla periferia di Delhi, in India, allorché il latte offerto ad una statua di Ganesh scomparve, come se niente fosse. La notizia si diffuse velocemente attraverso tutto il paese e, in poco tempo, migliaia di persone si misero a offrire del latte agli Dei, costatando stupefatti che esso spariva. Milioni di persone affermarono che anche le piccole statue collocate in casa “bevevano” il latte offerto. Un prete di Delhi dichiarò che più di 5.000 persone erano entrate nel suo tempio: “Abbiamo avuto il nostro da fare per arginare la folla”. Una casalinga di Delhi che per due ore aveva atteso di poter fare la sua offerta alla statua in marmo bianco di Ganesh affermò: “L’Era del male sta terminando e forse gli dei sono qui per aiutarci”. Anche i più cinici manifestarono il loro stupore. Secondo Suzanne Goldenberg, giornalista attiva a Delhi: “All’interno del santuario oscuro, la gente porgeva coppe in acciaio inossidabile o ciotole in terra cotta alla statua a cinque teste di Shiva, il distruttore del male, e al suo compagno, il serpente, e osservava il livello del latte che si abbassava. Visto l’entusiasmo, alcuni fedeli “sovralimentavano” in modo evidente l’idolo, ma il pavimento rimaneva pulito e ben asciutto”. L’India intera si ritrovò in un comprensibile scompiglio; il governo rimase paralizzato per più ore, come pure le borse di Bombay e New Delhi, mentre milioni di cittadini – in casa o al tempio – offrivano del latte ai loro Dei.

Nel Nuovo Testamento

Nei Vangeli, i miracoli sono segni della missione di Cristo, che poi verrà proseguita dagli apostoli e dai discepoli. La dottrina della Chiesa, riconosce il miracolo nel quadro più ampio della storia della salvezza come richiamo per gli uomini. Il Nuovo Testamento riferisce di numerosi miracoli operati da Gesù, che consistono di solito in guarigioni. Essi vengono presentati dagli evangelisti come opere di Cristo, il Messia, e sono considerati come parte della proclamazione del regno divino, allo scopo di sollecitare il pentimento e la conversione a Dio.
I miracoli fondamentali del cristianesimo sono l’incarnazione (il Figlio di Dio che diventa uomo) e la resurrezione (il risorgere di Cristo dai morti). Su questi due miracoli si basa essenzialmente la fede della Chiesa cristiana. Sant’Agostino definì il miracolo un evento non contrario alla natura degli eventi, ma contrario solo alla natura che conosciamo”

Questi sono solamente alcuni brevi esempi.

Posto l’assunto dell’assurdita`di possedere la Verita`Assoluta, come unica via possibile verso l’Eterno e di conseguenza di sentirsi in diritto oltre che pensare ad una “presunta superiorita`di se`verso gli altri”, addirittura di convertire con la forza e all’occasione uccidere coloro i quali non desiderano piegarsi ai dettami della propria Religione, si puo`dire che l’Islam invece di progredire verso quel progresso che molti si auspicano (ma che non deve essere neanch’esso posto ad altare su cui immolare se stessi – visti i danni che puo` fare), stia tornando indietro di Millenni.

L’Islam ha interpretato a modo proprio le sue sure:

“Nell’Islam i termini che si riferiscono alla guerra consistono in alcune parole tecniche: dalla radice qtl, i verbi qâtala (combattere) e qatala (uccidere); dalla radice drb, il verbo daraba (colpire); dalla radice hrb, il verbo hâraba (fare la guerra); dalla radice jhd, il termine jihâd (guerra santa) e il verbo jâhada (fare la guerra santa). In realtà, il significato generale della radice jhd è più ampio, e significa “impegnarsi per ottenere un risultato”. Il verbo qâtala (combattere) spesso è usato in aggiunta all’espressione fî sabîli llâhi (per la causa di Dio). Talora riguarda alcune categorie di persone, come gli infedeli (kuffâr), che non accolgono l’Islam. Nel Corano sono presenti tutte queste radici verbali.
Si legge nel Corano: Combattete per la causa di Allah coloro che vi combattono, ma senza eccessi, poiché Allah non ama coloro che eccedono (Corano 2, 190). Colpite loro ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciato: la persecuzione è peggiore dell’omicidio (Corano 2, 191). L’occasione della rivelazione del versetto sembra essere la guerra dei musulmani di Medina per recuperare i beni di cui essi, esuli dalla Mecca a Medina, furono spogliati. Ma, nella comunità islamica successiva, il versetto divenne la base dei giuristi islamici (fuqahâ) per giustificare la cosiddetta “guerra difensiva”, per tutelare i territori dell’Islam.
Un’altra sura sembra incitare alla battaglia contro i miscredenti, i politeisti e la “Gente del Libro” (ebrei e cristiani). Nel il famoso “versetto della spada”, si legge: Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché versino umilmente il loro tributo, e siano soggiogati (Corano 9, 29). Bisogna combattere due categorie di persone: i politeisti che non credono nella religione rivelata per mezzo di Maometto e quelli “della Gente del Libro” (cristiani ed ebrei), i quali, se accettano di pagare il tributo (jizya) ai musulmani, potranno vivere nei territori dell’Islam, da loro protetti (dhimmî) ma sottomessi. Questo versetto può essere frainteso, per questo occorre inserirlo nel contesto storico della rivelazione. Alcuni, infatti, interpretano questo versetto come un vero e proprio incitamento ad uccidere chi non crede, prima fra tutti i politeisti. Il versetto rende il pentimento dei politeisti e il pregare, unica condizione per essere risparmiati. Il significato di questo versetto riguarda una circostanza particolare e non un principio generale. Infatti l’occasione della rivelazione del versetto, in realtà, si rivolge ad una specifica situazione: la spedizione militare di Maometto contro Tabûk, in territorio bizantino. I Bizantini, che avevano sconfitto i Persiani occupando l’Egitto e la Siria, cominciarono infatti a volgere le loro attenzioni a sud, verso la penisola arabica.
In questo passo “incriminato” del Corano Allah fissò le norme sul trattamento dei prigionieri e sulla convivenza con genti di altre fedi nel caso di vittoria della comunità musulmana. Così la qualifica di dhimmî (protetti) non solo esentava la “Gente del Libro” dal pagamento della zakat (elemosina obbligatoria da dare ai poveri), ma, grazie alla jizya (l’imposta di protezione) potevano partecipare ad ogni tipo di attività sociale dello Stato. Tutto questo è ribadito in un hadith del Profeta: Nel giorno della Resurrezione, io stesso [Allah] sarò nemico di chi ha dato fastidio ad un dhimmî.
Un altro versetto che può dare adito ad un’interpretazione sbagliata dell’Islam è: O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi (Corano 9, 123). Per qualcuno il versetto incita tutto l’Islam a combattere coloro che li circondano. Il vero significato di questo versetto, ricercato sempre nel contesto storico per il quale fu scritto, è che i musulmani vennero a conoscenza che sia i Bizantini sia i Sasanidi avevano intenzione di attaccare Medina, capitale del nascente Stato musulmano, e decisero di prevenire l’attacco aggredendo per primi. Il problema era quello di scegliere la strategia esatta, ossia quale dei due popoli andava attaccato prima? Allora fu rivelato questo versetto, che raccomandò ad attaccare il nemico a loro più vicino (“chi vi sta intorno”), i Bizantini.

Ci sono altri versetti che meritano di essere spiegati per evitare incriminanti

Il profeta Maometto
interpretazioni sull’Islam: quando Allah vi promise che una delle due schiere [sarebbe stata] in vostro potere, avreste voluto che fosse quella disarmata! Invece Allah voleva che si dimostrasse la Verità [delle sue parole] e [voleva] sbaragliare i miscredenti fino all’ultimo (Corano 8, 7). Sembra che il Dio dei musulmani voglia la guerra a tutti i costi, e pure sanguinosa. In realtà questa sura fu in parte rivelata a Maometto durante e appena dopo la grande battaglia di Badr, guerra che segnò la svolta decisiva della prima comunità islamica. Una piccola notazione sul termine “miscredenti”: esso è una traduzione generica di molti termini arabi, con esso si intendeva riferirsi ai Quraysh (i pagani), ai politeisti, agli ebrei, ai cristiani e ai traditori musulmani che minacciavano continuamente la neo-comunità islamica.
Ritornando alla nostra sura. I “miscredenti” avevano intenzione di attaccare e distruggere la nuova città islamica di Medina (Yahtrib), dopo che la comunità musulmana aveva, nel 623 d.C., deliberato la costituzione islamica della stessa. Allah diede l’autorizzazione alla sua comunità non solo di difendersi, ma anche quella di riprendersi i propri beni e diritti negati dai miscredenti alla Mecca. Ci furono due scontri tra i medinesi e i Quraysh di Mecca. Il primo avvenne sulla strada da Ta’if a Mecca, presso Nakhla, dove i musulmani vinsero su una carovana di mercanti meccani; il secondo scontro vide come protagonisti un’altra carovana di Mecca di ritorno dalla Siria, questa volta i musulmani persero la battaglia (i meccani avevano saputo da traditori dell’agguato e si prepararono per vincere). A questo punto Maometto, ispirato da Allah, decise di combattere per sconfiggere “una delle due schiere”: la carovana (quella meno armata) o direttamente l’esercito meccano. Ecco il senso del versetto 7 della sura 8, combattere la schiera più armata, l’esercito meccano, per sconfiggerlo definitivamente.
Da qui seguono i versetti 12-15 della stessa sura 8: Io sono con voi, rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nel cuore dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! [.] I miscredenti avranno il castigo del Fuoco! O voi che credete, quando incontrerete i miscredenti in ordine di battaglia non volgete loro le spalle.

In definitiva gli appelli alla violenza presenti nel Corano o attribuiti al profeta Maometto, una volta separati dal particolare contesto storico in cui sono stati per la prima volta enunciati, acquisterebbero il senso figurato di quelli, non meno bellicosi, del Dio biblico o del “Dio degli eserciti” a cui fa riferimento la preghiera cristiana. Una citazione dalla Bibbia: Io manderò innanzi a te il mio terrore; metterò rotta ogni popolo… (Esodo, 23, 27). Letta in questa maniera l’indicazione potrebbe far pensare che l’Altissimo dei cristiani è un Dio violento. Inserita nel suo contesto, la citazione ovviamente cambia “colore”.
La guerra, quindi, per l’islam è ammessa solo come conseguenza alla difesa, a seguito di un’aggressione e limitatamente alla riappropriazione da parte della comunità dei diritti lesi durante un attacco esterno.”

Ecco spiegato quindi perche`i musulmani rappresentino per noi tutti occidentali , cattolici e non una grave minaccia : perche`attraverso la reinterpretazione del Corano ha fatto si`che noi diventassimo “il nemico da abbattere”.
Questo e`cosa leggono gli occhi di molte bellissime ragazze costrette dietro ad un burqa, malmenate, violentate e uccise perche`vogliono vivere diversamente da come l’Islam raccomanda.
Io spero che la sua limitatezza e la sua cecita` portino gli islamici e i fondamentalisti di ogni tipo, ingabbiati in pensieri rigidi e ossessivi ad avere la vera Illuminazione e ad amare tutti, indipendemtemente dal loro Credo.

Di Giulia Delorenzi

FONTI.
– Bibliografia
Krieg, Der Monotheismus D. Offenbarung U. das Heidentum (Mainz, 1880); BOEDDER, teologia naturale (New York, 1891); Driscoll, la filosofia cristiana. Dio (New York, 1900); HONTHEIM, Institutiones Theodicæ (Friburgo, 1893); Lilly, La Grande Enigma (2a ed., Londra, 1893); RICKABY, di Dio e le sue creature (St. Louis, 1898); Michelet, Dieu et l’agnosticisme contemporain (Parigi, 1909); DE LA PAQUERIE, Eléments d’apologétique (Parigi, 1898); Garrigou-Lagrange, in Dictionnaire apologétique de la fede cattolica (Parigi, 1910), sv Dieu; FISHER, i motivi Theistic e di fede cristiana (New York, 1897); CAIRD, l’evoluzione della Religione (2 voll., Glasgow, 1899); GWATKIN, la conoscenza di Dio e il suo sviluppo storico (Edimburgo, 1906); selce, teismo (New York , 1896); IDEM, Anti-Theistic Teorie (New York, 1894); IVERACH, teismo alla luce delle attuali Scienza e Filosofia (New York, 1899); ORR, la visione cristiana di Dio e del mondo (New York, 1907 ); RASHDALL, Filosofia e religione (New York, 1910); SCHURMANN, credo in Dio, la sua origine, la natura, e la base (New York, 1890).
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