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L’UTOPIA DELLA MERITOCRAZIA

11/08/2012

Viviamo, purtroppo, in un paese cui la cultura, la competenza, la serietà e la professionalità contano poco, così come contano poco le conoscenze, soprattutto della lingua italiana (pensiamo agli strafalcioni, di Di Pietro e agli errori grammaticali della deputata, pidiellina ahimé, Micaela Biancofiore). Ed è impossibile fare a meno di notare certe persone che deambulano fra Montecitorio e i palazzi della Regione, le quali confermano che l’Italia è ancora un Paese fondato sulla spintarella.
In effetti, vi è ormai un sistema clientelare talmente radicato nel costume del nostro Paese che ha fatto sì che si consolidasse in noi un’attitudine di scarso senso civico e di rigore morale, oltre a farci dimenticare alti principi come la giustizia e la meritocrazia.

E la demeritocrazia non solo offende l’etica e la voglia di fare delle persone oneste e magari anche di talento, ma uccide anche l’economia: quella italiana, non per niente, dimostra di essere in frenata e di avere una grossa difficoltà di ripresa, mentre paesi più dinamici e meritocratici, come per esempio la Germania, sono cresciuti anche in tempi di profonda crisi. I danni economici sono invece evidenti da noi dove la demeritocrazia, appunto, inibisce la crescita, frustra la produttività, manda in fuga i cervelli; le statistiche infatti ce lo confermano se consideriamo l’alta percentuale di lavoratori italiani altamente qualificati che ogni anno scappano all’estero, specialmente negli Stati Uniti.
Se trenta, quaranta, cinquant’anni fa ad emigrare erano le persone con i gradi minori di istruzione, oggi l’emigrante è invece il laureato con i voti migliori e la cosa peggiore è che, una volta espatriati, questi giovani preferiscono rimanere nel paese dove si sono trasferiti perché lì viene maggiormente premiato il loro talento e si sentono maggiormente sostenuti, hanno più chance di fare carriera e percepiscono stipendi più alti.
Posiamo solo augurarci che si venga a creare, una volta per tutte, un rigoroso sistema contro caste, raccomandazioni, listini bloccati in politica, nepotismo e tutte quelle opacità che trovano spazio, negli ospedali, nelle università, nella pubblica amministrazione, nell’impresa e nei palazzi del governo, dove i principali criteri di assunzione sono stati finora decisamente poco nobili e per nulla meritocratici.
Spero che riescano a far sentire la loro voce coloro (e sono tanti!!) che hanno scelto la via del rigore, del duro lavoro e del farsi strada con le proprie forze, senza scorciatoie.

Di Marina Pitone

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From → ATTUALITA'

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