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Gli incendi, codice penale e RISARCIMENTO!!!!

11/08/2012

L’incendio boschivo, sia doloso che colposo, è un delitto contro la pubblica incolumità e, come tale, è perseguito penalmente. Fino al 2000 l’incendio boschivo era considerato un’aggravante dell’incendio generico, ed era trattato dall’art. 423 del Codice Penale. Nel 2000, per la prima volta, è riconosciuto dal legislatore come reato autonomo e da allora è disciplinato dall’art. 423 bis, confermato dall’art. 11 della Legge 11 novembre 2000, n. 353 secondo il quale chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Se l’incendio è cagionato per colpa, la reclusione va da 1 a 5 anni.

Le pene sono, inoltre, aumentate della metà se l’incendio induce un danno grave, esteso e persistente all’ambiente. La nuova disposizione infligge pene molto più severe rispetto al passato, quando il massimo della reclusione prevista era di 7 anni. Il Corpo forestale dello Stato cura l’attività investigativa tesa ad accertare le cause degli incendi boschivi ed a individuare i responsabili delle azioni colpose e dolose da cui essi derivano. Gli accertamenti conseguenti gli incendi boschivi si presentano particolarmente delicati e difficili per la tipologia stessa del reato e per il contesto nel quale esso viene perpetrato, costituito da territori estesi, spesso impervi e di difficile accesso. Inoltre, l’elevato numero di incendi concentrato in un periodo di tempo limitato e la molteplicità delle motivazioni degli incendiari, costituiscono ulteriori fattori che rendono difficile procedere all’arresto in flagranza di reato degli autori. L’attività investigativa volta alla prevenzione, all’accertamento e all’individuazione dei responsabili viene assicurata dal Corpo forestale dello Stato mediante il Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi (NIAB), con il supporto del Nucleo Investigativo Centrale Ambientale e Forestale (NICAF) e del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF), in ambito provinciale, ma anche di tutta la Polizia Giudiziaria, sia di iniziativa che per delega del Pubblico Ministero competente per territorio . Oltre all’attività delle strutture specializzate, il Corpo forestale dello Stato interviene su tutti gli incendi boschivi nelle regioni a statuto ordinario, mediante i Comandi Stazione Forestali distribuiti capillarmente sul territorio, che espletano i primi accertamenti e predispongono la comunicazione di notizia di reato all’Autorità giudiziaria per ogni incendio attribuito a cause .
Gli incendi boschivi possono essere classificati in quattro categorie a seconda delle cause che li generano.
INCENDI NATURALI Si verificano molto raramente e sono causati da eventi propri della natura e quindi inevitabili: Fulmini. Gli incendi causati da fulmini si verificano prevalentemente nelle zone montane, nelle quali gli alberi conducono con facilità le scariche elettriche. I fulmini appiccano il fuoco al legno dell’albero o alla lettiera, spesso in zone impervie. Eruzioni vulcaniche. Gli incendi si originano quando la lava incandescente entra in contatto con la vegetazione infiammabile. INCENDI COLPOSI O INVOLONTARI Sono causati da comportamenti umani non finalizzati alla specifica volontà di arrecare danno. La colpa si configura quando si opera con negligenza, imprudenza o imperizia, spesso in violazione di norme e regolamenti. Le cause colpose sono sintetizzate in tre gruppi, in ordine di rilevanza: Attività agricole e forestali. Il fuoco viene largamente impiegato per bruciare le stoppie, per distruggere i residui vegetali provenienti da lavorazioni agricole e forestali, per rinnovare i pascoli e gli incolti. Purtroppo tali operazioni vengono effettuate in aree in cui le superfici agricole sono contigue a boschi ed incolti che costituiscono facile preda del fuoco e in periodi che, per ragioni climatiche, coincidono spesso con quelli di maggior rischio per gli incendi boschivi. Abbandono di mozziconi di sigarette e fiammiferi Cerini e mozziconi di sigarette abbandonati o lanciati imprudentemente lungo i sentieri, le piste forestali, le strade rotabili e le linee ferroviarie possono cadere sull’erba secca o altri residui vegetali presenti e provocare l’innesco del fuoco anche per effetto degli spostamenti d’aria provocati dai veicoli o dal vento. Attività ricreative e turistiche, lanci di petardi e razzi, uso di apparecchi di vario genere, bruciature di rifiuti in discariche abusive, cattiva manutenzione di elettrodotti. Una quota di incendi colposi si origina da bruciature di rifiuti in discariche abusive, eventualmente presenti in prossimità o all’interno delle aree boscate. Tali incendi possono interessare estese e significative aree boschive, con danni al paesaggio e all’equilibrio idrogeologico e problemi di ordine igienico e sanitario. Sono compresi in questa classe anche gli incendi provocati da: scintille che si originano dall’attrito degli impianti frenanti dei treni sui binari; variazioni di tensione sulle linee elettriche o rottura e conseguente caduta al suolo di conduttori di impianti ad alta tensione. INCENDI DOLOSI O VOLONTARI Esprimono la deliberata volontà di arrecare danno al bosco e all’ambiente. Le cause dolose sono sintetizzate in tre gruppi: 1) Ricerca di un profitto Spesso gli incendi dolosi derivano dalla previsione errata che le aree boschive distrutte dal fuoco possano essere utilizzate successivamente a vantaggio di interessi specifici, connessi alla speculazione edilizia, al bracconaggio, all’ampliamento della superficie agraria. In altri casi essi sono riconducibili alla prospettiva di creare occupazione nell’ambito delle attività di vigilanza antincendio, di spegnimento, di ricostituzione boschiva. la seconda tipologia di motivazioni degli incendi dolosi comprende le manifestazioni di protesta e risentimento nei confronti di privati o della Pubblica Amministrazione e dei provvedimenti da essa adottati, quali l’istituzione di aree protette. In altri casi si tratta di azioni volte a deprezzare aree turistiche, o ancora da ricondurre a problemi comportamentali, quali la piromania e la mitomania. .2) Le cause dolose non definite sono quelle riconducibili sicuramente ad atti volontari ma non classificabili con certezza secondo il fine perseguito dall’autore, per la mancanza di precisi ed oggettivi riscontri. 3) Gli incendi dubbi sono quelli per i quali non è possibile l’attribuzione certa di una causa.
Questo grave reato produce inevitabilmente un danno ambientale, Il d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 da una definizione generale di danno ambientale. In particola, al primo comma, definisce danno ambientale qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima”. Al secondo comma, però, precisa che, “ ai sensi della Direttiva 2004/35/CE costituisce danno ambientale, in particolare, il deterioramento, in confronto alle condizioni originarie, provocato: a) alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria di cui alla legge 11 febbraio 1992, n. 15712 e di cui al d.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, nonché alle aree naturali protette di cui alla legge 6 dicembre 1991, n. 394 e successive norme di attuazione; b) alle acque interne, mediante azioni che incidano in modo significativamente negativo sullo stato ecologico, chimico e/o quantitativo oppure sul potenziale ecologico delle acque interessate, quali definiti nella direttiva 2000/60/CE, ad eccezione degli effetti negativi cui si applica l’articolo 4, paragrafo 7, di tale direttiva; c) alle acque costiere ed a quelle ricomprese nel mare territoriale mediante le azioni suddette, anche se svolte in acque internazionali; d) al terreno, mediante qualsiasi contaminazione che crei un rischio significativo di effetti nocivi, anche indiretti, sulla salute umana a seguito dell’introduzione nel suolo, sul suolo o nel sottosuolo di sostanze, preparati, organismi o microrganismi nocivi per l’ambiente”. Quindi il reato di incendio propone due aspetti: la pena da estinguere ed un risarcimento da parte del reo.
Per quanto riguarda la pena proporrei di aumentare di un anno la pena minima su incendio colposo, per quanto riguarda il risarcimento si pone un altro problema: quanto vale un bosco? Quale è il valore economico di un parco?
Il modo in cui le persone percepiscono il danno derivante dalla mancata disponibilità di un bene ambientale definisce il valore d’uso ed il valore di non uso del bene ambientale:
1) valore d’uso: deriva dal consumo del bene (può essere uso corrente, atteso o possibile)
2) valore di non uso: deriva dall’incremento di utilità che si ottiene dalla semplice esistenza del bene ambientale, anche se non fa uso del bene valore di esistenza (es. esistenza di una specie animale); valore altruistico (utilità deriva dal fatto che il bene verrà goduto da qualcun altro); valore di eredità (es. area di pregio naturalistico goduta dai miei figli e/o nipoti).
Monetizzare è estremamente difficile, ma dobbiamo partire dal concetto che l’ambiente è un valore inestimabile e quindi fissare per legge un altissimo valore per ettaro, per esempio 1 milione di euro.. Per tale motivo, alla persona colta in flagrante o comunque condannata per incendio colposo o doloso, dovrà essere confiscato dallo Stato tutti i beni immobili immediatamente a titolo di risarcimento e qualora fosse incapace di intendere e volere alle persone incaricate dell’affidamento. Oltre che ad un discorso di analisi del reato e danno ambientale ritengo indispensabile un’opera di prevenzione e sensibilizzazione attraverso la quale possiamo insegnare nelle scuole, per esempio, tutti i comportamenti per impedire nascita di incendi e nel caso, di limitarne l’effetto dannoso. Inoltre è importante non cadere nei fenomeni omertosi e saper dare l’allarme correttamente e se necessario denunciare gli autori. Chiedo al legislatore di intervenire duramente con la consapevolezza che all’esistenza della natura e legata la nostra stessa vita.

Di Riccardo Zanaboni

Fonte: http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1

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