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L’UNIONE SPEZZATA : LA STORIA DI GIANFRANCO FINI E DI SILVIO BERLUSCONI.

06/08/2012

Il connubio tra Gianfranco Fini e il Popolo della Liberta`ha dei precedenti ben precisi nel Partito di Alleanza Nazionale, che e`bene richiamare alla memoria.
Alleanza Nazionale (AN) è stato un partito politico italiano di orientamento nazional-conservatore.
È nato nel gennaio 1994 inizialmente come formazione elettorale composto dal partito post-fascista Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale e da altre personalità ed associazioni minori d’area, in particolare, liberali, democristiani e conservatori come Domenico Fisichella, Luigi Ramponi, Giuseppe Basini, Publio Fiori, Gustavo Selva.
Nel primo congresso nazionale del gennaio 1995, con la cosiddetta svolta di Fiuggi, il MSI-DN si è spostato sulle posizioni della destra classica occidentale di stampo conservatore e si è definitivamente sciolto nella nuova formazione.


Il partito, però, pur mantenendo legami storico-culturali con la tradizione del MSI-DN, ha mostrato sempre più una tendenza nazional-conservatrice con qualche apertura al conservatorismo liberale, riconoscendosi nella leadership di Gianfranco Fini, promotore della svolta e leader del partito dalla sua fondazione fino al suo scioglimento.
Quando il partito di Fini si e`sciolto si e`andato a fondere assieme al partito di Silvio Berlusconi, Forza Italia, per dare vita a quel grosso ed innovativo organismo politico chiamato “Popolo della Liberta`” (Pdl), che nasce appunto dall’unione dei due principali partiti di centro-destra presenti in Italia a partire dagli anni novanta: Forza Italia, di tendenza riconducibile al liberalismo conservatore, ed Alleanza Nazionale, di tipo nazional-conservatore. Inoltre, al suo interno sono confluiti diversi altri partiti minori di varia estrazione e colore politico, che avevano precedentemente partecipato alla Casa delle Libertà: tra questi, la Democrazia Cristiana per le Autonomie, il Nuovo Partito Socialista Italiano, i Riformatori Liberali ec Azione Sociale.
Improvvisamente lanciato nel corso di una manifestazione da Silvio Berlusconi il 18 novembre 2007 a Milano in Piazza San Babila, il Popolo della Libertà venne inizialmente costituito come federazione di partiti politici il 27 febbraio 2008, per trasformarsi in seguito in soggetto politico unitario. Il congresso fondativo del partito si è svolto presso la Fiera di Roma fra il 27 e il 29 marzo 2009,
Lo spirito di amicizia e di collaborazione che ha animato il momento della creazione del Popolo della Liberta`, viene espresso benissimo dalle parole dell’Ing. Sabatini – attivista politico di Destra – proprio in quei giorni :
“In data odierna, al Congresso Provinciale di Alleanza Nazionale, sono stato eletto fra i delegati a rappresentare gli iscritti del partito al prossimo Congresso Nazionale del 20 e 21 marzo ed al Congresso Costituente del Popolo delle Libertà del 26 e 27 marzo.
Oltre all’estrema soddisfazione personale di avere la possibilità come rappresentante del Circolo di Cittadella di far parte dei 6000 delegati nazionali di Alleanza Nazionale e Forza Italia, mi presento all’appuntamento con la certezza che il popolo Italiano ha dimostrato un incondizionato desiderio di bipolarismo ed ha già scelto il percorso elettorale che dovrà essere proprio del Popolo delle Libertà.
Esprimo quindi le mie personali valutazioni su quali elementi necessari devono caratterizzare la presenza dei militanti di Alleanza Nazionale nel partito nascente in termini di comportamento e di proposta politica.
A mio parere, la nostra comunità dovrà essere in grado di infondere al nuovo soggetto politico nascente quel sentimento di positiva richiesta di rinnovamento, di difesa delle idee, di proposta delle azioni che sin dal congresso di Fiuggi e nel corso di questi quindici anni Alleanza Nazionale, partito fondato sull’eredità del Movimento Sociale Italiano, ha avuto la capacità, di garantire per i Cittadini italiani.
Alleanza Nazionale nel Popolo delle Libertà dovrà quindi farsi carico di difendere la Nazione Italiana promuovendo l’integrità morale e l’onestà intellettuale, proponendo un sistema politico-economico federale ed una Repubblica Presidenziale; garantire la giustizia sociale rivolgendosi alle diverse categorie economiche senza imborghesirsi su posizioni qualunquistiche, ma favorendo scelte drastiche per risolvere le problematiche delle classi meno abbienti; sostenere la famiglia, il primo gruppo sociale dove viene sviluppata la personalità di un cittadino, garantendo libertà, informazione e servizi con il fine di far crescere il desiderio di condivisione, d’integrazione e di socializzazione dell’individuo; favorire la ricerca, lo sviluppo e l’industrializzazione, nel pieno rispetto dell’ambiente dando respiro alle solide basi economiche della Nazione che fino ad oggi hanno permesso al Popolo italiano un accettabile benessere generalizzato; combattere la logica di un sistema basato su interessi puramente personali per evitare l’aberrante rischio che il Popolo delle Libertà si trasformi in un contenitore di lobby senza un codice di base condiviso e pulito.
Non da ultimo i dirigenti di Alleanza Nazionale dovranno dimostrare di essere degni di accompagnare la base del partito, fortemente attaccata ai valori e agli ideali del Movimento Sociale, nel Popolo delle Libertà, in memoria delle lotte fatte in nome della libertà e della democrazia da tanti militanti scomparsi anche tragicamente.
Insomma, per tradurre in parole povere i concetti espressi la comunità di Alleanza Nazionale non deve imborghesirsi, deve saper parlare agli operai e non solo ai commercianti, agli industriali ed ai professionisti, come fa qualcuno che parla solo a chi può sviluppare un interesse reciproco e personalistico.
Deve saper ascoltare i problemi dei disoccupati e dei precari.
Deve coniugare le esigenze dei giovani con le necessità degli anziani.
Deve preoccuparsi di trovare soluzioni alle insicurezze e alle incertezze del Popolo, con proposte concrete, non fomentando il dissenso delle classi deboli come fa la sinistra, non cavalcando ed iperbolizzando i sentimenti negativi dei cittadini come fa qualcuno senza porsi alcun obiettivo risolutivo solo per mantenere alto il numero dei voti di protesta.
La società deve cambiare in maniera positiva con il contributo del Popolo delle Libertà e la nostra comunità deve essere protagonista e garante di questo cambiamento, semplicemente credendo nelle idee che diventano azioni, come ebbe l’intelligenza di dire Ezra Pound.
In ultima analisi è necessario ribadire che per essere forti e rappresentativi di quello che sappiamo dire e che sappiamo fare, noi di Alleanza Nazionale dobbiamo presentarci nel Popolo delle Libertà uniti, alleati in una sorta di cameratismo perfetto, affinchè la nostra dignità non possa essere scalfita dai pericolosi tranelli che un contenitore politico contraddistinto da diverse anime può insinuare.
Ing.Luigi Sabatino ” Come avete potuto leggere, Sabatini parla di concetti come unione, collaborzione, alleanza su tutti i fronti economici e sociali, al fine di risolvere assieme e da fratelli le problematiche del Popolo Italiano – idee che in seguito verranno ampiamente disattese dallo stesso Fini.
E con questo siamo nella STRETTA DI MANO INIZIALE che ha visto FORZA ITALIA e ALLEANZA NAZIONALE fondersi, assieme ad altre parti politiche per formare quello che tutti noi conosciamo come il Popolo delle Liberta`.
Questo connubio di azIone e di intenti ,maturato in diversi anni di collaborazione intensa tra Fini e Berlusconi – anni nei quali Fini non ha mai osteggiato pubblicamente il nostro Cavaliere, ma si e`sempre mostrato accondiscendente verso tutte le proposte di Legge votate in Parlamento – giunge al termine ,come riporta un articolo del Giornale di quel periodo :
Marcello Veneziani – Ven, 04/12/2009 – 08:31
“l presidente della Camera non ha voltato le spalle solo al premier ma anche all’ala conservatrice del partito, eredità della vecchia An.
Il suo radicalismo forse piace, ma in democrazia serve il consenso popolare
Finì il leader della destra italiana, l’alleato di Berlusconi e forse il suo più popolare successore, finì il patto con lui.
Non ripeterò le cose che ha già scritto il Giornale e che ha già detto il popolo dei lettori e degli elettori. Sono cose che condivido e che non devo ripetere, avendole scritte già da qualche anno, quando quasi nessuno le diceva. Non mi pare il caso di ribadire l’abissale differenza tra il leader Berlusconi e lo speaker Fini. E non mi piace celebrare i divorzi, esaltarmi per le mattanze o invocare la chiusura rapida del rapporto tra lui e il Popolo della libertà. Le separazioni non si festeggiano. Sono atti dolorosi ma a volte necessari. Vorrei fare un passo in più e dire un’altra cosa: ora ci vuole qualcuno che rappresenti quel mondo di persone, di comunità, di valori, di sensibilità, di mentalità che un tempo si chiamava destra. Qualcuno che all’interno del Popolo della libertà – riconoscendo la leadership di Berlusconi come pienamente legittima, condivisa ed evidente, una leadership nei fatti, non ideologica – rappresenti autorevolmente all’interno di questo vasto mondo l’accentuazione di temi, ragioni e passioni che attengono ad una parte rilevante del centro-destra.
Lo dico per tre ragioni. La prima è che si tratta di dare una voce, una rappresentanza, un peso a un mondo che non può restare sottinteso e sottotraccia. L’importanza dell’identità nazionale, la difesa della nostra civiltà cristiana ed europea, il senso dello Stato e dello spirito pubblico, la memoria storica del nostro paese e la capacità di giudizio del nostro passato non succube delle vulgate culturali dominanti, il senso religioso ma non clericale, il primato della famiglia, la rivoluzione meritocratica e la preferenza comunitaria. Tutto questo è perfettamente compreso dentro il popolo della libertà, pienamente inserito nel suo orizzonte; ma insieme a una visione liberale e liberista, laica e transnazionale, garantista e plurale. Il popolo della libertà ha ereditato anche i versanti del craxismo, della dc più moderata, dei laici, liberali e repubblicani, è un mondo composito, che nel suo complesso, si riconosce tutto nel leader Berlusconi. Ma è necessario che sia visibile e audace quella componente di un vero e moderno conservatorismo, che Fini ha disatteso e tradito.
I TRADIMENTI DI FINI, lo sapete bene, sono due, o forse ventidue. Uno, vistoso, è nei confronti di Berlusconi, del governo e dell’alleanza con lui. Ma l’altro, sostanzioso, è rispetto a ogni tipo di destra. Non solo quella classica, non solo quella missina, non solo quella conservatrice e tradizionalista, ma anche quella che difende i valori religiosi e nazionali, e parlo di destre europee in corso, come quella di Sarkozy che affrontò la sua battaglia politica ed elettorale partendo dall’idea di rovesciare il ’68 ancora vivo nelle viscere francesi. O anche inglese, tedesca, spagnola. Non può gemellarsi con Aznar e poi assumere posizioni più vicine a Zapatero che ad Alianza popular. Smettetela voi del fan club di Fini, e mi riferisco soprattutto alla stampa, perché Fini è l’unico che abbia finora unito Corriere della sera, Repubblica, ma anche Stampa e Sole-24 ore, di definire quella di Fini «la destra moderna». Giudicatela come volete, ma quella di Fini non si può definire in quel modo. È altra roba, che può piacere a gente che proviene dal mondo radical, forse liberal, comunque più di sinistra. Un piacere che non muta in consenso. E in democrazia non si può fare politica prescindendo dal consenso dei popoli e dagli orientamenti culturali nella vita reale del paese.
Seconda ragione. In politica non esistono i vuoti e non si può pensare di amputare il Popolo della libertà senza pensare a niente e nessuno che possa colmare quell’arto fantasma ma reale, profondo e diffuso. Berlusconi non può colmare tutti gli spazi e le altrui carenze, caricarsi di tutte le defezioni; perfino gli imperi prevedevano al loro interno diversità e costellazioni, seppure armoniose, e così duravano nel tempo e sopravvivevano a tutto e a tutti. Ogni perdita deve essere bilanciata da una conquista, ogni defaillance da un rilancio. I vuoti sono pericolosi ed è necessario anche a Berlusconi che qualcuno bilanci la presenza forte della Lega.
E qui sorge la terza ragione. È necessario rifondare e rinnovare una componente comunitaria e nazionale dentro il Popolo della libertà anche per tutelare il bipolarismo. Cresce l’idea, che personalmente coltivo da lungo tempo, che oggi la garanzia del bipolarismo sia la presenza di Berlusconi, perché le due coalizioni in campo sono in suo nome, pro e contro di lui. E ci sono partiti, come quello dipietrista, che perderebbero la loro ragion d’essere senza di lui. La manifestazione del 5, che il mio salumiere chiama il No-bidè (No B. day), ne è una prova ulteriore. Perché il nostro paese riesce a reggere il bipolarismo, ma non il bipartitismo assoluto, e Bossi e Di Pietro lo confermano. Ma se si vuole tutelare il bipolarismo occorre far crescere le diversità dentro e non fuori del bipolarismo. Renderle compatibili, sinergiche, leali. Il contrario di quel che hanno fatto Gianfrego e Pierfrego, per intenderci, per riferirci appunto a Fini e Casini. È necessario trovare qualcuno che sieda degnamente alla destra del padre.”
Insomma, Fini aveva tradito Berlusconi e la sua amicizia e aveva lasciato un vuoto che per un bene politico superiore andava colmato, tutto cio`dopo anni di taciuto consenso verso tutto quello che il Cavaliere proponeva.
Probabilmente il “primodonnismo” aveva preso il sopravvento di Fini.
La Stampa nel commentare l’allontanamento definitivo di Fini dal Pdl parla di “alta tensione”, quindi ponendo l’accento su un momento critico della politica nostra
29/7/2010 (23:35) –
” MAGGIORANZA AD ALTA TENSIONE, LO STRAPPO FINALE
– Berlusconi: Fini e i suoi fuori dal Pdl
Posizioni incompatibili col partito.
Il premier sfiducia il co-fondatore:
i litigi sono un prezzo troppo alto
Bersani: è crisi, venga alla Camera
ROMA
Alla fine la rottura, quella definitiva, insanabile, è arrivata. E le parole – scritte nell’ufficialità di un documento votato da 33 membri dell’ufficio politico su 36 – aggettivano pesantemente il solco della crisi. Berlusconi, addirittura, parla di Fini al passato («i litigi erano un prezzo troppo alto») e quasi lo deride quando, denunciando il suo venir meno dal ruolo istituzionale, nel documento ricorda con una punta di sarcasmo come il presidente della Camera avesse «rivendicato il suo ruolo superpartes» solo durante la campagna elettorale delle regionali. Per «non dare il suo sostegno» al bene comune del partito, rincara. Una terzietà a senso unico, insomma, e di comodo, è l’accusa di Berlusconi che fa ripercorrere quasi minuto per minuto dettagliatamente tutto il travagliato rapporto con Fini nel documento.
Un Fini il cui «atteggiamento distruttivo non era prevedibile» ma che tuttavia ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio. Accuse pesanti che quasi fanno passare in secondo piano il deferimento ai probiviri di Granata, Briguglio e Bocchino, annunciato nelle prime righe del documento che poi dedica le sei cartelle solo ad attaccare (con motivazioni) Fini.
L’ex leader di An, dunque, è fuori dal partito.
Oltre a cio` vi e`lo SCANDALO della casa di Montecarlo a delineare un quadro preciso di Gianfranco Fini :
“In marzo la causa civile: atto di citazione per il presidente della Camera. Chiesto maxi risarcimento. Deve dimostrare di non aver tradito il testamento Colleoni
Gian Marco Chiocci Patricia Tagliaferri – Mer, 09/11/2011 – 14:16
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Le idi di marzo, e di Fini. Il 15 marzo del 44 avanti Cristo un cer­to Giulio Cesare, imperatore di Ro­ma, veniva pugnalato in Senato.
Il 15 marzo 2012, un certo Gianfran­co Fini, imperatore di se stesso e forse ormai nemmeno più presi­dente della Camera, sarà chiama­to a partecipare alla prima udien­za del processo civile per la casa di Montecarlo.Procedimento scatu­rit­o anche dall’invito del gip ad af­frontare in sede diversa da quella penale le questioni irrisolte del­l’ affaire monegasco di Boulevard Princesse Charlotte. Se Giulio Ce­sare, come racconta Plutarco, snobbò i cattivi presagi sul perico­lo incombente, l’«erede» di Almi­rante dai cattivi presagi è stato sempre alla larga, aiutato da una magistratura comprensiva che lo ha indagato solo il giorno dell’ar­chiviazione, guardandosi bene dall’interrogare lui e il cognato Giancarlo Tulliani anche soltanto come persone informate sui fatti.
Dopo aver evitato di presenzia­re, risultando contumace, all’« udienza di conciliazione» per diri­mere fuori dal processo il conten­zioso s­ul pezzo pregiato dell’eredi­tà lasciata ad An dalla contessa An­na Maria Colleoni, a Fini (e al suo braccio destro Donato Lamorte) è stato notificato un atto di citazio­ne davanti al tribunale di Roma per il 15 marzo prossimo. Oggetto del contendere? L’intero patrimo­nio della nobildonna «fascista» di Monterotondo venne donato al partito, nella persona dell’allora segretario, affinché contribuisse alla «buona battaglia» di Alleanza nazionale. Per usare le parole dei ricorrenti Marco Di Andrea e Ro­berto Buonasorte, esponenti del­la Destra di Storace, quell’onere testamentario «costituì il solo mo­tivo determinante delle sue ulti­me disposizioni ». Insomma, o Fi­ni utilizzava quei beni per la mili­tanza politica cara alla discenden­te del condottiero Colleoni oppu­re niente lascito, anche perché nella scrittura olografa «si istitui­va erede universale il “ partito” Al­leanza nazionale nella persona del suo attuale presidente, onore­vole Fini, e non già Fini come per­sona fisica». La Colleoni, insom­ma, non ha dato il suo patrimonio al signor Fini. Tantomeno a suo co­gnato, che però nella casa nel Prin­cipato c’è andato casualmente a vivere.
Per dimostrare come Fini abbia in realtà violato le disposizioni te­stamentarie, «adottando un com­po­rtamento politico contradditto­rio, incoerente ed antitetico» con le ragioni identitarie dell’Msi pri­ma, e di An poi, i ricorrenti elenca­no un’infinità di sue giravolte: ha dato il nome a una legge dura sugli immigrati eppoi s’è dichiarato fa­vorevole al loro voto; è andato a braccetto con le Pen tranne poi prenderne le distanze; aveva con­trastato con un referendum il fi­nanziamento pubblico ai partiti eppure nel 2002 si è speso per una leggina che aumenta tali contribu­ti. Come non citare poi le capriole su Israele e la Palestina, sulla pro­creazione assistita, su alcuni temi economici, sul fascismo (caro alla Colleoni eppure definito «male as­soluto »), sulla droga («quando ospite da Fazio confessò che in Giamaica s’era fatto uno spinel­lo »), sulle intercettazioni che so­no «un linciaggio mediatico» quando colpiscono la sua ex mo­glie e diventano un bene quando trattano di Lavitola, sull’apertura alle coppie gay dimenticandosi d’aver detto che un omosessuale non poteva fare il maestro d’asilo, sulla deriva islamista culminata col Corano nelle scuole e tanto al­tro ancora. Ma dove Fini ha «tradi­to » i desiderata della Colleoni è sulla collocazione del partito che ha disintegrato a Fiuggi, spinto nelle braccia del Ppe, inglobato nel Pdl, dunque spostato nel Ter­zo-Polo che oggi non esclude un’al­leanza con gli ex comunisti nel Pd.
Quando il Giornale tira fuori lo scandalo della casa di Montecar­lo con il ricorso a società off-shore riconducibili- secondo il governo di Saint Lucia- a Giancarlo Tullia­ni, il «tradimento» può dirsi com­pleto. Anziché al partito, la casa è in uso a suo cognato, la cui firma appare inspiegabilmente sul con­tratto di locazione sia sotto la voce baileur (proprietario) che sotto quella conducteur (affittuario). Soltanto la procura di Roma non ci ha trovato nulla di strano, archi­viando il tutto. Però di fronte alle evidenze il gip ha consigliato il ri­corso alla giurisdizione civile. Nel suo decreto di archiviazione rico­nos­ce infatti che gli opponenti del­la Destra si possono effettivamen­te «ritenere danneggiati dal com­portamento degli indagati, in con­seg­uenza del valore incongruo at­tribuito all’immobile ( della Colle­oni, ndr) alienato (alla società off­shore Timara per 300mila euro, ndr ) ». Posto che la nascitura «Fon­dazione Alleanza nazionale» per i ricorrenti non è un «soggetto poli­tico »capace di adempiere all’one­re della «buona battaglia» poiché, a differenza di un partito, «non è strumento idoneo a ingaggiare battaglie politiche», per attuare la volontà della defunta occorre pas­sare alle vie di fatto. Condannare in solido Fini e Lamorte «a devol­vere­tutto o parte del cospicuo pa­trimonio della Colleoni stimato in decine di milioni di euro» alla fon­dazione di un partito di destra. Op­pure a un partito che già c’è: la De­stra di Storace, che la «buona bat­taglia » non la tradisce di sicuro.”
Nel frattempo, dopo essersi pubblicamente scagliato contro Berlusconi ed essere uscito dal Pdl, Fini fonda un nuovo partito : Futuro e Liberta` e nel momento in cui lo crea gia`scatta la polemica.
Ecco come era il quadro della situzione in quel tempo:
“Il quadro politico è in movimento. Sullo sfondo resta l’opzione del voto anticipato, dietro le quinte torna a farsi largo l’ipotesi di un governo tecnico che secondo i rumors di Palazzo si giocherebbe lungo l’asse Bersani-Casini-Fini ma che potrebbe incassare anche il sostegno di una pattuglia di senatori Pdl che le voci danno guidata da Beppe Pisanu, da tempo critici sulla gestione del partito.
Nelle ultime ore, infatti, circola con insistenza la voce di una decina di senatori pronti a passare armi e bagagli dall’altra parte della barricata, sostenendo il disegno di un esecutivo di transizione messo su ad hoc per cambiare la legge elettorale, in cambio evidentemente, di un posto al sole nel futuro Parlamento. Per ora solo uno scenario che si fa largo nella ridda di ipotesi e congetture che agitano il dibattito politico nella maggioranza ma che se avesse un qualche fondamento di verità rivelerebbe un dato: la propensione al trasformismo di chi eletto col e grazie al Pdl non si fa scrupolo ad anteporre i propri interessi al vincolo di lealtà dovuto al governo e agli elettori. Vedremo nelle prossime ore se l’idea è solo un rumors di Palazzo .
A questo si aggiunge la nascita del parito di Fini che oggi compie il primo passo costituente. Niente di nuovo rispetto a quanto già si sapeva, ma il fatto porta con sé il nodo della presidenza della Camera. Che cosa farà Gianfranco Fini, si dimetterà? E’ ovvio che il nuovo partito avrebbe un appeal maggiore con Fini leader. E del resto una manciata di giorni fa la sollecitazione pubblica in questo senso di Alessandro Campi, suo consigliere fedelissimo, non è sembrata una boutade. Ma è anche vero – si ragiona nei ranghi di futuristi – che lasciare ora la presidenza della Camera vorrebbe dire “darla vinta a tutti coloro che hanno montato questa bufera mediatico-politica ignobile”. E c’è chi non esclude a priori una soluzione transitoria.
Della serie: Fini manterrebbe lo scranno più alto di Montecitorio fino alla conclusione, naturale o meno, della legislatura. Poi, svincolato dal suo ruolo istituzionale, sarebbe libero di prendere la guida del nuovo partito e presentarsi da leader agli elettori. Il nodo sarà affrontato oggi nel vertice futurista. Un fatto è certo: Fini non potrà reggere troppo a lungo il doppio ruolo di terza carica dello Stato e capo di un partito che ha operato la scissione dal partito di maggioranza relativa, ponendosi su una traiettoria anti-berlusconiana. E non bastano le sottolineature dei suoi uomini che rimandano alla presidenza di Casini o a quella di Bertinotti per dire che si può essere arbitri imparziali e leader politici insieme. Francamente un po’ poco per giustificare la questione di opportunità che, invece, gli uomini del Pdl rivendicano auspicando che Fini lasci la presidenza della Camera.
Eventualità che apre un’altra partita e a Montecitorio è già scattato il toto-presidente. Se Fini lascia, Berlusconi dovrà ragionare attentamente su una casella strategica per il prosieguo della legislatura, dalla quale dipendono due aspetti altrettanto importanti: la realizzazione delle riforme che il governo ha nella sua agenda e il consolidamento parlamentare del Pdl ora che Fli si appresta a diventare un partito “di lotta e di governo”. E ancora: in campo c’è pure la possibilità di individuare un nome al di fuori del recinto della maggioranza per dare slancio al progetto del Cav., ovvero il partito dei moderati. E’ su questo versante che potrebbe entrare in gioco l’opzione Casini, letta nel Pdl come un primo passo verso il riavvicinamento a Berlusconi.
E’ vero che finora il leader centrista ha rifiutato qualsiasi ipotesi di ingresso in maggioranza, ma è altrettanto vero che il ruolo istituzionale potrebbe essere la carta giusta per mantenere una posizione terza e aprire una nuova stagione che potrebbe portare in prospettiva anche ad un’alleanza elettorale. C’è un altro aspetto: l’ipotesi Casini potrebbe significare un’accelerazione lungo la via delle riforme indicata dal Cav. e al tempo stesso rappresentare un buon passe-par-tout nell’ottica dell’allargamento della maggioranza che finora il premier non ha centrato pienamente.
Nelle file della maggioranza circola anche un altro nome, dato tra i ‘papabili’: Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, berlusconiano di ferro, e referente di Comunione e liberazione in Parlamento. Uomo del nord con un forte seguito a livello territoriale, per molti potrebbe rappresentare l’opzione giusta per tenere a bada la Lega – a Roma come in Lombardia – e garantire un consolidamento della forza parlamentare del Pdl in un momento nel quale l’incognita di Fli è il rebus da testare giorno per giorno.
In attesa di capire gli sviluppi di un quadro politico estremamente fluido, ieri il premier ha sbloccato la casella lasciata vuota dello Sviluppo economico, dopo le dimissioni di Scajola. Tutto come da previsioni: Paolo Romani, già viceministro e berlusconiano doc, guiderà il dicastero, dopo oltre 150 giorni di interim firmato Berlusconi e una ridda di polemiche e richiami anche da parte del Quirinale. Una cerimonia rapida, quella del giuramento nelle mani del presidente Napolitano servita non solo a ridare piena titolarità e operatività al dicastero di via Veneto ma che sul piano politico taglia le gambe alla questione legata alla mozione di sfiducia al ministro ad interim presentata dalle opposizioni che l’Aula della Camera avrebbe votato proprio oggi.
Nello stesso giorno in cui Fini dovrà decidere se fare il presidente della Camera o il capo di un partito e Berlusconi quale strategia mettere in campo per stoppare i tentativi di ribaltone e ricompattare le file della sua maggioranza.”
Ragionando col senno di poi, abbiamo visto come questa persona ancora oggi mantenga eccome la Terza Carica piu`alta dello Stato.
Sempre col senno di poi guardando la situazione attuale con una sbirciata alle parole che sono scivolate via nel passato sulle speranze del nuovo partito Futuro e Liberta`, notiamo che non ha avuto tutto il successo auspicato.
Attualmente infatti Futuro e Liberta`perde sempre piu`consensi, come era stato prospettato precedentemente nei ranghi del Pdl : chi voterebbe mai il Partito fondato da un voltagabbana e traditore?
Per questo Fini sta cercando di abbracciare chiunque possa tenere la scala della sua ascesa; infatti questo lo si legge a chiare lettere sia nei giornali che negli aggiornamenti del Popolo delle Liberta`, sia per quanto riguarda il rapporto fiduciario tra lui e il Pdl, sia per cio`che concerne il ruolo di Presidente della Camera, OTTENUTO A SEGUITO della rappresentanza elettiva avuta nel Popolo delle Liberta`.A questo proposito la pagina del Pdl di oggi mi pare altamente chiarificatrice :
“L’Italia necessita di profondi cambiamenti sia nella sfera economica che in quella politica e istituzionale. Cosi’ esordisce la bozza del documento finale votato questa sera dall’ufficio di presidenza del Pdl. L’azione del nostro governo presieduto da Silvio Berlusconi e la nascita del Pdl rappresentano – e’ scritto nella bozza- ciascuno nella propria sfera, la risposta piu’ efficace alla crisi del Paese. Il governo ha dovuto agire nel pieno della crisi economica piu’ grave dopo quella del 1929, riuscendo ad evitare, da un lato, gli effetti piu’ dirompenti della crisi sul tenore di vita delle famiglie e dei lavoratori, e, dall’altro lato, preservando la pace sociale e la tenuta dei conti pubblici. Con la nascita del Pdl, dall’altra parte, la vita politica italiana ha fatto un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione e il bipolarismo. Occorre aggiungere che, in questi anni, gli elettori hanno sostenuto e premiato sia l’azione del governo che la nuova realta’ politica rappresentata dal Pdl. Immediatamente dopo il nostro congresso fondativo, tuttavia, e soprattutto dopo le elezioni regionali, sono intervenute delle novita’ che hanno mutato profondamente la situazione, al punto da richiedere oggi una decisione risolutiva. Invece di interpretare correttamente la chiara volonta’ degli elettori, nella vita politica italiana hanno ripreso vigore mai spente velleita’ di dare una spallata al governo in carica attraverso l’uso politico della giustizia e sulla base di una campagna mediatica e scandalistica, indirizzata contro il governo e il nostro partito, che non ha precedenti nella storia di un Paese democratico.
L’opposizione, purtroppo, non ha cambiato atteggiamento rispetto al passato, preferendo cavalcare l’uso politico delle inchieste giudiziarie e le speculazioni della stampa piuttosto che condurre un’opposizione costruttiva con uno spirito riformista. Cio’ che non era prevedibile e’ il ruolo politico assunto dall’attuale Presidente della Camera. Soprattutto dopo il voto delle regionali che ha rafforzato il governo e il ruolo del Pdl, l’On. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio. Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilita’ di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilita’ che non e’ mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario, il Pdl si e’ contraddistinto dal momento in cui e’ stato fondato per l’ampia discussione che si e’ svolta all’interno degli organismi democraticamente eletti. Le posizioni dell’On. Fini si sono manifestate sempre di piu’, non come un legittimo dissenso, bensi’ come uno stillicidio di distinguo o contrarieta’ nei confronti del programma di governo sottoscritto con gli elettori.e votato dalle Camere, come una critica demolitoria alle decisioni prese dal partito, peraltro note e condivise da tutti, e infine come un attacco sistematico diretto al ruolo e alla figura del Presidente del Consiglio.
In particolare, l’On. Fini e taluni dei parlamentari che a lui fanno riferimento hanno costantemente formulato orientamenti e perfino proposte di legge su temi qualificanti come ad esempio la cittadinanza breve e il voto agli extracomunitari che confliggono apertamente con il programma che la maggioranza ha sottoscritto solennemente con gli elettori. Sulla legge elettorale, vi e’ stata una apertura inaspettata a tesi che contrastano con le costanti posizioni tenute da sempre dal centro-destra e dallo stesso Fini. Persino il tema della legalita’ per il quale e’ innegabile il successo del Governo e della maggioranza in termini di contrasto alla criminalita’ di ogni tipo e di riduzione dell’immigrazione clandestina, e’ stato impropriamente utilizzato per alimentare polemiche interne. Il PdL proseguira’ con decisione nell’opera di difesa della legalita’, a tutti i livelli, ma non possiamo accettare giudizi sommari fondati su anticipazioni mediatiche.
Le cronache giornalistiche degli ultimi mesi testimoniano d’altronde – prosegue il documento – meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del PDL, quelle dell’0n. Fini e dei suoi sostenitori, sebbene tra questi non siano mancati coloro che hanno seriamente lavorato per riportare il tutto nell’alveo di una corretta e fisiologica dialettica politica. Tutto cio’ e’ tanto piu’ grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall’On. Fini, un ruolo che e’ sempre stato ispirato nella storia della nostra Repubblica ad equilibrio e moderazione nei pronunciamenti di carattere politico, pur senza rinunciare alla propria appartenenza politica. Mai prima d’ora e’ avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico cosi’ pronunciato perfino nella polemica di partito e nell’attualita’ contingente, rinunciando ad un tempo alla propria imparzialita’ istituzionale e ad un minimo di ragionevoli rapporti di solidarieta’ con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre.
L’unico breve periodo in cui Fini ha “rivendicato”nei fatti un ruolo superpartes e’ stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l’assenza di un suo sostegno ai candidati del PDL. I nostri elettori non tollerano piu’ che nei confronti del governo vi sia un atteggiamento di opposizione permanente , spesso oggettivamente in sintonia con posizioni e temi della sinistra e delle altre forze contrarie alla maggioranza, condotto per di piu’ da uno dei vertici delle istituzioni di garanzia. Non sono piu’ disposti ad accettare una forma di dissenso all’interno del partito che si manifesta nella forma di una vera e propria opposizione, con tanto di struttura organizzativa, tesseramento e iniziative, prefigurando gia’ l’esistenza sul territorio e in Parlamento di un vero e proprio partito nel partito, pronto, addirittura, a dar vita a una nuova aggregazione politica alternativa al PDL. I nostri elettori, inoltre, ci chiedono a gran voce di non abbandonare la nuova concezione della politica, per la quale e’ nato il Pdl, che si fonda su una chiara cornice culturale e di valori, sulla scelta di un chiaro e definito programma di governo, su una compatta maggioranza di governo e sull’indicazione di un Presidente del Consiglio, in una logica di alternanza fra schieramenti alternativi.
Questo atteggiamento di opposizione sistematica al nostro partito e nei confronti del governo che, ripetiamo, nulla ha a che vedere con un dissenso che legittimamente puo’ essere esercitato all’interno del partito, ha gia’ creato gravi conseguenze sull’orientamento dell’opinione pubblica e soprattutto dei nostri elettori, sempre piu’ sconcertati per un atteggiamento che mina alla base gli sforzi positivi messi in atto per amalgamare le diverse tradizioni politiche che si riconoscono nel Pdl e per costruire un nuovo movimento politico unitario di tutti coloro che non si riconoscono in questa sinistra. La condivisione di principi comuni e il vincolo di solidarieta’ con i propri compagni di partito sono fondamenti imprescindibili dell’appartenenza a una forza politica. Partecipare attivamente e pubblicamente a quel gioco al massacro che vorrebbe consegnare alle Procure della Repubblica, agli organi di stampa e ai nostri avversari politici i tempi, i modi e perfino i contenuti della definizione degli organigrammi di partito e la composizione degli organi istituzionali, e’ incompatibile con la storia dei moderati e dei liberali italiani che si riconoscono nel Popolo della Liberta’.
Si milita nello stesso partito quando si avverte il vincolo della comune appartenenza e della solidarieta’ fra i consociati. Si sta nel Popolo della Liberta’ quando ci si riconosce nei principi del popolarismo europeo che al primo posto mettono la persona e la sua dignita’. Assecondare qualsiasi tentativo di uso politico della giustizia; porre in contraddizione la legalita’ e il garantismo; mostrarsi esitanti nel respingere i teoremi che vorrebbero fondare la storia degli ultimi sedici anni su un “patto criminale” con quella mafia che mai come in questi due anni e’ stata contrastata con tanta durezza e con tanta efficacia, significherebbe contraddire la nostra storia e la nostra identita’. Per queste ragioni questo ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Liberta’, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attivita’ politica del Popolo della Liberta’. Di conseguenza viene meno anche la fiducia del PdL nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni. L’Ufficio di Presidenza del Popolo della Liberta’ ha inoltre condiviso la decisione del Comitato di Coordinamento di deferire ai Probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio.”
In conclusione avendo analizzato tutto l’iter di Fini, per giungere al rapporto orami concluso col Pdl si puo`affermare che : L’UNIONE E`SPEZZATA.

Di Giulia Delorenzi

 
FONTI.

http://luigisabatino.blogspot.co.uk/2009/03/
alleanza-nazionale-verso-il-popolo.html?m=1

http://www.ilgiornale.it/news/traditore
fini-lascia-orfana-destra-pdl.html

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201007articoli/57154girata.asp

http://www.ilgiornale.it/news/casa-montecarloparte-processo-fini.html

http://www.loccidentale.it/node/96687

http://www.pdl.it/notizie/18598/berlusconi-fini-intollerabile-ha-un-partito-nel-partito

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