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Intervista a Quagliariello: Togliamo l’alibi al Pd sui tempi del presidenzialismo e sul referendum

26/07/2012

Senatore Quagliariello, la sinistra vi accusa di aver rinnegato l’impegno sulle riforme condivise. E’ così?

Noi non abbiamo rinnegato le riforme condivise, ma di fronte alla violenza della crisi serve uno slancio di coraggio in più per rendere più forte l’Italia e le sue istituzioni. Sfidiamo dunque la sinistra e le togliamo ogni alibi.

Ma il punto sono i tempi tecnici di approvazione molto ristretti e il ricorso al referendum. Cosa risponde?

Se non vi sono ragioni di merito per opporsi all’elezione diretta del capo dello Stato; se le ragioni del dissenso risiedono unicamente nei tempi tecnici per mettere a punto tutte le norme attuative di dettaglio e nella necessità di un coinvolgimento popolare di fronte a un cambiamento così importante, la soluzione c’è.

Quale?

Potremmo approvare l’elezione diretta del presidente della Repubblica prevedendo alla Camera che la riforma venga in ogni caso sottoposta a referendum popolare confermativo anche se la maggioranza dovesse superare i due terzi. E potremmo stabilire con una norma transitoria che le nuove regole entrino in vigore dopo un certo intervallo di tempo, per dare al Parlamento il tempo necessario a definire tutti i contrappesi. La nostra mano è tesa. Ma se questa occasione diventa un’occasione persa, fra otto mesi il Paese potrebbe trovarsi a rimpiangerla. E allora ci rivolgeremo all’opinione pubblica e nessun Aventino metterà la sinistra al riparo dal dover spiegare per quale motivo il popolo sovrano non può eleggere il proprio presidente della Repubblica.

Senatore Quagliariello, la sinistra vi accusa di aver rinnegato l’impegno sulle riforme condivise. E’ così?

Noi non abbiamo rinnegato le riforme condivise, ma di fronte alla violenza della crisi serve uno slancio di coraggio in più per rendere più forte l’Italia e le sue istituzioni. Sfidiamo dunque la sinistra e le togliamo ogni alibi.

Ma il punto sono i tempi tecnici di approvazione molto ristretti e il ricorso al referendum. Cosa risponde?

Se non vi sono ragioni di merito per opporsi all’elezione diretta del capo dello Stato; se le ragioni del dissenso risiedono unicamente nei tempi tecnici per mettere a punto tutte le norme attuative di dettaglio e nella necessità di un coinvolgimento popolare di fronte a un cambiamento così importante, la soluzione c’è.

Quale?

Potremmo approvare l’elezione diretta del presidente della Repubblica prevedendo alla Camera che la riforma venga in ogni caso sottoposta a referendum popolare confermativo anche se la maggioranza dovesse superare i due terzi. E potremmo stabilire con una norma transitoria che le nuove regole entrino in vigore dopo un certo intervallo di tempo, per dare al Parlamento il tempo necessario a definire tutti i contrappesi. La nostra mano è tesa. Ma se questa occasione diventa un’occasione persa, fra otto mesi il Paese potrebbe trovarsi a rimpiangerla. E allora ci rivolgeremo all’opinione pubblica e nessun Aventino metterà la sinistra al riparo dal dover spiegare per quale motivo il popolo sovrano non può eleggere il proprio presidente della Repubblica.

fonte: PDL

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From → POLITICA

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