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LA MANIPOLAZIONE DELL’INFORMAZIONE: MAMMA RAI E LA SINISTRA.

23/07/2012

Di Marina Pitone
In un’epoca in cui sempre meno persone leggono i giornali, l’informazione televisiva rappresenta per la maggior parte della popolazione l’unica fonte di informazione.
Molti credono che i telegiornali li informino veramente su ciò che accade nel mondo e si troverebbero increduli di fronte al solo pensiero che alcuni Tg e molti Talk Shaw possano essere utilizzati per manipolare le loro opinioni. Eppure ciò appare sempre più evidente dall’omissione di elementi indispensabili per capire i fatti, dall’alterazione di alcune notizie, dall’assenza di altre.
L’opinione pubblica è fondamentale per la stabilità di un sistema e nel nostro sistema questa viene formata soprattutto attraverso il bombardamento mediatico che avviene oggi all’interno delle nostre case tramite la TV, i cui programmi non sempre sono l’espressione del pluralismo informativo, non sempre garantiscono i principi del contraddittorio.


E’ il caso della Rai, dove spesso non è consentito dire ciò che realmente si pensa. Colpa di una sinistra che, avendo sempre dimostrato di non avere grande interesse per la par condicio, ha assunto, in maniera prepotente e arrogante come è solita fare, il monopolio della TV di stato.
La sinistra, da padrona indiscussa di Mamma Rai, ha difeso programmi indifendibili come Annozero, Report, o Tg come il Tg3, oppure attaccando il Tg1 di Minzolini, accusato di fare informazione di parte solo perché non dà troppo spazio ai sinistrati e non attacca il governo di centro-destra.
Quando la TV di stato era l’unica TV e il guardare a Mediaset era solo un’idea nella mente del giovane imprenditore Berlusconi, le sue trasmissioni rispecchiavano la volontà e il potere di chi governava. Era la longa manus di chi risiedeva a Palazzo Chigi e non c’erano grandi problemi di par condicio. Neanche era possibile o auspicabile porsi il problema. Nessun giornale osava sollevare la questione o contestare la nomina o la revoca di un direttore di rete. Persino l’opposizione di sinistra teneva la bocca chiusa: l’alternativa sarebbe stata quella di scomparire dai notiziari e dagli approfondimenti.
In seguito le cose cominciarono a cambiare. Dopo Rai1 arrivò Rai2 e, con il secondo canale, le prime coalizioni di centro-sinistra con l’alleanza DC-PSI. E con queste alleanze anche la spartizione del servizio pubblico, dando così inizio ad un processo di lottizzazione per cui Rai2 entrò nell’ottica socialista mentre i comunisti, grazie alla riforma della Rai del 1975, si accaparrarono Rai3. Alla fine degli anni ’70 si ebbero così tre canali: due canali pubblici influenzati dalla maggioranza che governava, e un canale pubblico influenzato dalla minoranza.
Ed è proprio tramite e grazie a Rai3 che al servizio pubblico radiotelevisivo approdano giornalisti e conduttori tendenzialmente di sinistra, destinati a bucare lo schermo fino ai giorni nostri. Primo fra tutti Sandro Curzi, fondatore di Rai3 (insieme a Biagio Agnes e Alberto La volpe), conduttore di Telekabul; più tardi Michele Santoro che, dopo gli esordi al Tg3, per la terza rete ha sempre confezionato programmi di sicuro successo come Samarcanda e Il Rosso e il Nero. Un’altra giornalista di spicco appartenente all’area rossa è senz’altro Bianca Berlinguer, figlia del leader storico del PCI Enrico Berlinguer. Poi Corrado Augias, già parlamentare indipendente nelle liste dei DS, conduttore del mitico Telefono giallo. E, ancora, Lucia Annunziata che segnò i suoi esordi col programma Linea Tre. Ma la terza rete si è ancora più colorata di rosso grazie ad alcuni conduttori divertenti e satirici come Serena Dandini, Dario Vergassola, Sabina Guzzanti, Luciana Littizzetto, ecc. Chiaramente ce ne sono stati, e ce ne sono tuttora, molti altri di conduttori di sinistra tra i quali spiccano le figure di Gad Lerner, Piero Marrazzo, Giovanni Floris e la freelance Milena Gabbanelli.
Certo è che questa pletora di presentatori, conduttori, comici, giornalisti ha ormai da anni occupato la TV pubblica. Sono decenni che la considerano non tanto casa loro, quanto piuttosto “cosa” loro. Ogni tentativo quindi di riequilibrare la loro pendenza a sinistra è di fatto fallita, come pure è fallito il tentativo di proporre un’informazione più equilibrata, soprattutto dopo i fatti di tangentopoli che la sinistra ha sempre difeso e continua a difendere a spada tratta, denunciando ogni tentativo di ridimensionarli come un attentato alla libertà di informazione.
L’obiettivo era ed è, in effetti, solo uno: creare e imporre una TV pubblica, pagata da tutti, ma di fatto controllata dalla sinistra che continua ad escogitare strategie per conservare il predominio sui Tg e sui programmi di approfondimento affinché questi siano cristallizzati, consolidati e tali da non poter essere modificati o rimossi in alcun modo.
Stando così le cose, i conduttori militanti potranno continuare a fare il bello e il cattivo tempo in Rai, propagandando gli ideali e i valori di sinistra, condizionando i telespettatori, irregimentandoli in un egemonico inciucio ideologico, creando una TV pubblica di regime orientato dove tutto è preordinato al condizionamento culturale e politico dell’individuo e dove ogni dibattito è, a ben guardare, sostanzialmente chiuso o censurato dietro il paravento del “politicamente corretto” e del conflitto di interessi.

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