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Governi-Berlusconi: la verita’

20/07/2012

 

Di Tommaso Francavilla
Mentre Berlusconi rassegnava le sue dimissioni nelle mani di Napolitano, prendendo di fatto su di sé le responsabilità di una crisi epocale che i fatti successivi hanno dimostrato essere del tutto indipendente dal suo operato, pubblicavo sulla Gazzetta del Mezzogiorno il seguente articolo:
“Conclusasi l’esperienza di governo di Silvio Berlusconi, si consenta a chi ci ha creduto fino all’ultimo di evidenziarne il perché, a partire da un’analisi obiettiva di quelle che vengono considerate le sue mancate promesse.
Non è vero, per cominciare, che non si sia onorato l’impegno di ridurre il prelievo fiscale: nella legislatura 2001-2006 furono abbassate le aliquote IRPEF e IRAP ed eliminate le tasse sulla morte (successione e donazioni), in quella in corso eliminata l’ICI sulla “prima casa”, detassati prima gli straordinari e poi i premi di produttività, nonché le nuove imprese e gli investimenti in ricerca in collegamento con le Università. L’ultima battaglia di Berlusconi è stata quella contro la “patrimoniale”, alias proprio il ripristino dell’ICI, a confermare che rispetto alla frenesia tartassaiola dei ”poteri forti” egli è stato l’unico baluardo.

Non è vero che non si siano attuate liberalizzazioni significative: si pensi all’edilizia con la DIA e la SCIA, ed il “piano casa”, o – a dimostrare quanto siano illiberali i suoi avversari- ai Referendum che hanno abrogato la legge Ronchi in materia di servizi pubblici locali.
Non è vero che non si siano effettuate privatizzazioni: basti pensare, con il primo Governo-Berlusconi, all’ITALSIDER, e poi ad ALITALIA e TIRRENIA, o alla vendita di migliaia di immobili pubblici. Non è vero che non si sia riformato il “mercato del lavoro” in direzione di una necessaria, maggiore flessibilità: dalla “legge Biagi” al rilancio dell’apprendistato, dall’art.8 in materia di contratti decentrati alla liberalizzazione del collocamento, oggi il mercato del lavoro italiano è certamente molto più flessibile, contenendo la disoccupazione a livelli più bassi di quelli medi europei.
Non è vero che non si sia intervenuti sulla materia della previdenza: dallo “scalone” di Maroni all’aggancio dell’età pensionabile all’aspettativa media di vita fino all’equiparazione di quella femminile a quella maschile, le riforme non sono certo mancate.
Non è vero che non si sia perseguita la meritocrazia: le riforme della Gelmini al contrario hanno segnato una doverosa inversione di tendenza nella sua direzione. Non è vero che si sia praticata una feroce “macelleria sociale”: al contrario l’intera legislatura in atto è stata segnata da un dispiego massiccio di ammortizzatori sociali, che hanno tenuto al riparo le aree più deboli della società italiana dai rischi della fame nella peggiore crisi economica dell’ultimo Secolo.
Infine, ma non certamente per importanza, i Governi Berlusconi- con buona pace dei mafiosi che hanno tentato non a caso di infangarlo e dei Magistrati che li hanno gestiti- sono quelli che, dall’istituzionalizzazione dell’art.41 bis alla cattura di 28 super-latitanti su 30, hanno fatto nettamente più di tutti in materia di lotta alla criminalità organizzata. L’ultimo atto di questa stagione è stato significativamente lo storico“Statuto delle imprese”, opera di un parlamentare PDL come l’on.Vignali, che finalmente ha restituito ai veri artefici del nostro benessere, al glorioso popolo delle “partite IVA”, il pubblico e concreto riconoscimento che era loro sempre mancato, da chi sprezzantemente li chiamava “padroni” e li trattava come ladri.
Se poi queste battaglie, talora pesantemente impopolari, le misuriamo con le politiche dell’altra parte, ancor più ne rileviamo i meriti: ad ogni conato di riforma liberale si scatenava una campagna feroce di interdizione, e l’avvento al potere della sinistra ha spazzato via riforme storiche che pur Berlusconi aveva quasi condotto in porto, come quella costituzionale sul premierato, sul superamento del bicameralismo perfetto e sulla riduzione del numero dei parlamentari, o quella forse ancora più urgente dell’ordinamento giudiziario.
Quando la storia si occuperà del “berlusconismo”, non potrà non rilevare con quali condizioni esso si sia dovuto misurare : da un’aggressione mediatico-giudiziaria quotidiana che non gli ha dato di fatto respiro alle devastanti crisi internazionali del 2001 e del 2008 fino alla sottrazione truffaldina di ogni reale potere attraverso la riforma- essa sì, secessionista- del Titolo V della Costituzione ed alla rivelazione della vera, infida natura di un inamovibile Ministro dell’Economia, in un clima da tutti e da tutto contro uno che non poteva non sfibrare anche il più coriaceo dei combattenti, fino alla rivincita odierna dei veri affossatori dell’Italia, alias i rigurgiti della “prima Repubblica” , i Sindacati di regime ed i potentati economici abbarbicati ai loro privilegi parassitari, i tagliatori di teste a senso unico delle Procure di parte ed i loro referenti politici e mediatici, i nichilo-comunisti di Vendola e perfino gli ultimi rottami della Repubblica di Salò guidati dal peggior Presidente della Camera della storia, non senza la farsa finale del soccorso di vecchie soubrettes invena di capricci (Gabriella Carlucci).
Se una grande Nazione come l’Italia soffre oggi di una inquietante crisi di “credibilità”, forse lo si deve anche a questa casta inamovibile ed onnipotente che, dopo averne scientificamente minato il futuro, ha spento il sorriso di una Nazione che si era illusa di essersene liberata, ha scientificamente screditato e delegittimato il nostro Governo senza essere in alcun modo in grado di onorare i nostri impegni con la comunità internazionale.
Grazie comunque, Silvio, per averci provato, per il sogno di libertà che ci hai fatto vivere, per le sofferenze e le umiliazioni che Te ne sono derivate. La storia, prima o poi, Ti renderà giustizia ed onore.”

Credo che da lì si possa ripartire adesso che il Cavaliere è nuovamente in campo, a tentar di rimediare alle macerie provocate dal post-berlusconismo.

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From → POLITICA

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